Lanciarsi, sfidare il proprio destino e vincere. Questa è la storia di Eva Grossutti, giovane donna friulana che nel 2016 ha fondato il suo marchio di gioielli: Rumble Jewels. Il nome è sinonimo di rottura con il passato del gioiello contemporaneo, ma anche con il suo, per irrompere in questa nuova realtà creativa.
Eva, come è nata l’idea di creare Rumble e, soprattutto, perché hai scelto proprio questo nome?
L’idea è nata dalla voglia di scuotere, dal punto di vista creativo, l’attuale configurazione del gioiello contemporaneo e, soprattutto, il suo mercato. L’obiettivo è di produrre un effetto particolare nel momento in cui chi indossa i miei gioielli entra in una stanza: devono sorprendere. Le mie creazioni sono grintose ma allo stesso tempo portabili. Il nome “Rumble” è nato perché volevo fosse l’emblema di qualcosa di forte, potente, e che suggerisse un ritmo, quello creativo.
Dal punto di vista tecnico, qual è il tuo approccio?
Credo di essere un po’ anarchica: ho realizzato dei pezzi mentre li creavo, come ad esempio l’anello “errore” che ha fatto nascere la collezione Scars, altre nascono da un’attenta riflessione e altre ancora dalla voglia di giocare, sperimentare. Non applico quindi un metodo preciso. Se però mentre progetto noto che l’idea è quella giusta allora la porto avanti fino alla fine. Attualmente mi sto divertendo molto a creare perché mi sento libera.
Anche dalle mode?
Sì. Credo, a riguardo che il discorso sia relativo: so cosa funziona a livello commerciale ma cerco di essere sempre me stessa, voglio dare a ogni mi a creazione la mia impronta.
Si può dire che sono due le linee principali di Rumble: Outer Space e Scars. Come sono nate?
Outer Space è nata con l’obiettivo di riciclare la polvere d’argento che ottengo dagli scarti di altre produzione, come ad esempio quelle prodotte da Scars. Unendo questa con la borace ottengo una sorta di fanghiglia che, con un pennellino, applico sui cerchietti d’argento precedentemente creati. Infine con la fiamma li porto a una temperatura che produce una sorta di “caramellizzazione”. Il prossimo passo sarà realizzare una sfera, quindi un oggetto tridimensionale, sempre con la stessa modalità. Scars, invece, sono delle lastre in cera che ho segato a metà lasciando volutamente il segno della sega. Dopodiché, in seguito alla fusione in argento, li ho levigate e brunite.
Perché utilizzi prevalentemente l’argento?
Mi piace il colore algido e le forme pure che si posso ottenere. Mi piace il rame ad esempio, e anche altre leghe, ma quando poi devo fare una scelta torno sempre a usare l’argento. È più versatile.
Quali sono i tuoi progetti futuri?
Vorrei creare dei pezzi nuovi e trovare un laboratorio artigianale dove poterlo fare. Ma non voglio esserci solo io, mi piacerebbe condividerlo con altre persone che hanno in comune con me la passione per l’artigianalità.
ph courtesy: Rumble Jewels
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