“Le nostre eccellenze“: questa la value proposition che si trova sul sito ufficiale di Loro Piana alla sezione “viçuna”. E in effetti come si potrebbe pensare il contrario? Sono oltre trent’anni che il marchio italiano faro del “quiet luxury” ha creato la prima riserva naturale in Perù volta alla conservazione della specie delle viçuna, il tutto in onore del fondatore Franco Loro Piana. Una missione di tutto rispetto quella della salvaguardia degli animali e di creazione di lavoro per le popolazioni indigene.

Loro Piana è parte del colosso del lusso LVMH Moët Hennessy Louis Vuitton SE, al cui vertice troviamo Bernard Arnault, che secondo il Bloomberg Billionaires Index vale 202 miliardi di dollari. Un brand esclusivo, per persone benestanti di certo, fondato nel 1924, con un heritage non da poco e una risonanza mondiale.

Eppure qualcosa nel mondo di questo quiet luxury ha fatto rumore. Bloomberg è uscito con un report che incolpa Loro Piana di non aver fatto abbastanza per le popolazioni indigene che offrono e lavorano la “fibra degli dei”, “inaccessibile ai più in virtù della sua rarità e della sua bellezza”. Insomma, non li ha pagati al netto dei guadagni, anzi, si puo quasi dire che la popolazione delle Ande abbia vissuto di volontariato. I soldi sarebbero invece finiti nelle tasche di una delle persone più ricche al mondo, il caro Bernard Arnault appunto, e tutto l’entourage del marchio di Loro Piana. Almeno questo è quanto emerso dallo studio di Bloomberg.

Ma partiamo dalle origini.
A produrre questa fibra pregiatissima sono le viçuna, camelidi che pascolano nelle Ande meridionali. Non è il primo materiale pregiato utilizzato dalla casa di moda italiana, anzi. Franco Loro Piana amava infatti andare in viaggio a scovare nuovi materiali, tra questi ricordiamo il fior di loto in Myanmar, la lana merino in Australia, il cashmere e il baby cashmere in Mongolia e Cina. Tuttavia, Bloomberg ha scoperto un vaso di Pandora: il maglione pregiato di viçuna viene venduto nei negozi dei centri nevralgici della moda per 9.000 dollari mentre la popolazione indigena, tutta, ne riceverebbe circa 280 per una quantità equivalente di fibra.

Una storia commovente quella delle viçuna e sicuramente di buoni intenti quella di Loro Piana se pagasse i suoi dipendenti in maniera equa. Intorno al XX secolo le viçuna erano a rischio di estinzione a causa dei bracconieri che le uccidevano e le scuoiavano piuttosto che tosarle. Il commercio della lana è stato bandito nel 1969. In seguito, e fortunatamente, un trattato internazionale ha ripristinato un mercato legale, stabilendo che il reddito derivato dalle viçuna andasse a beneficio delle povere popolazioni indigene locali. Lucanas è la primissima comunità ad aver tosato le viçuna nel 1994, e da quel momento Loro Piana ne è diventata acquirente.

Secondo Bloomberg, le condizioni in cui versano le popolazioni andine è un film di fantascienza. Le case sono costruite con il fango, gli impianti idraulici sono inesistenti e i più anziani restano agricoltori di sussistenza a vita. I giovani, “più fortunati”, sono costretti a lavorare nelle miniere di oro non regolamentate. Nel 2018 uno studio commissionato dal governo ha rilevato che l’80% degli abitanti della città ha dichiarato di non aver tratto nessun beneficio dalla partecipazione della comunità al commercio. Da Loro Piana si attendono delle dichiarazioni.
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