
Nietzsche
IL FILOSOFO TEDESCO HA IDEE BEN PRECISE SUL CONCETTO DI MODA
#whatisfashion? Torna, dopo la pausa estiva, una nuova puntata dell’iniziativa social promossa da Wait! e Shopenauer, volta a indagare cosa sia la moda, attraverso le teorie dei filosofi. L’ultima volta è stato il turno di Seneca, oggi di Friedrich Wilhelm Nietzsche (1844-1900). Il pensatore, autore di opere memorabili come l‘Anticristo, Così parlò Zarathustra e La Gaia Scienza, dalle cui pagine emerge la famosa frase «Dio è morto! Dio resta morto! E lo abbiamo ucciso noi!», ha le idee ben chiare anche sulla questione fashion. E, come nel caso dello stoico romano, non sono affatto benevole.

Naomi Campbell and Christy Turlington, Los Angeles, Vogue Italia, December 1989, Photography Steven Meisel
La moda è «l’equivoco degli schiavi sulla bellezza.» Prima stangata. Ma cosa significa? Nietzsche è noto per aver concentrato la maggior parte del suo discorso sulla questione morale, da cui deriva la volontà di riconsiderare tutti i valori della sua epoca. Per il nativo di Röcken, un piccolo paesino della Sassonia, la moda viene scambiata per bellezza. E da chi? Chi sono questi schiavi? Ovviamente tutti coloro che si affidano a essa credono possa effettivamente renderli più interessanti agli occhi altrui. La seconda sentenza riprende l’associazione di Seneca sul concetto di moda e consumismo. Il pensatore la definisce infatti «la forma dei molti.» Il modo con cui i più si esprimono, imitandosi a vicenda. L’industria dell’abbigliamento è dunque un mondo in cui partecipano solo persone simili tra loro, incapaci, sempre secondo Nietzsche, di rivelare la propria unicità. In questo modo si sostengono a vicenda. Ecco che la moda diventa allora un «sereno incontrarsi fra quelli che si sanno fra loro legati alla sua legge.»

Logo-mania by Gucci
#whatisfashion? FISICO PERFETTO, LOGO-MANIA, IMMAGINI PATINATE: IL CODICE DELLA MODA
Negli anni Ottanta le modelle sono alte, formose, vestono di pelle e vengono acclamate in tutto il mondo. Sono le top e rispondono ai nomi di Naomi Campbell e Christy Turlington. Impera la logo-mania e Steven Meisel muove i primi passi per diventare quello che è oggi: uno tra i più grandi fotografi di moda di tutti i tempi. Le sue immagini patinate sono protagoniste di riviste del settore, in particolare Vogue. Un decennio dopo tutto questo luccichio si spegne un po’ perché sulle passerelle arriva Kate Moss – magra e pallida – in radio si ascoltano i Nirvana e spopolano fotografi come Mario Sorrenti e Corinne Day, le cui foto sono meno glamorous. I marchi in bella mostra spariscono e tornano nella loro sede, ovvero nascosti sull’etichetta dei top, delle gonne o delle camicie.

Kate Moss photographed by Corinne Day
Cosa significa tutto ciò? #whatisfashion? Che la moda detta davvero un codice che cambia ogni tanta, ma al quale ci si (deve) attenere. Ecco la legge di cui parla Nietzsche. Ma forse sono tutte teorie già conosciute, in particolare oggi. Basti pensare al valore di una fotografia nella nostra epoca: immenso. Non parliamo più attraverso le parole ma con le immagini. Patinate o meno.
Straordinario è che i pensieri del filosofo tedesco riescano a essere attuali e veri dopo più di un secolo. Lo stesso vale per quelli di Seneca e dei pensatori di cui si è già discusso. E allora forse è vero che l’immagine della vita è un cerchio e che tutto torna, ciclicamente. E la moda non è immune. Così come la vita e la morte anch’essa è parte integrante del nostro quotidiano. In modo positivo o no è certamente importante, tanto da essere presa in considerazione dai più importanti intellettuali.
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