Un progetto ricercato, qualità intrinseca ed estrinseca, un’estetica costruita e personale e un occhio consapevole nei confronti del mercato. I tratti fondamentali che hanno reso importante il design d’interni durante l’era di Giò Ponti, nel secondo dopo guerra, sono la stessa cifra etica del brand di moda femminile fondato da Paolo Errico nel 2014, quando lo ha lanciato con la sua collezione primavera – estate. Con un focus sulla maglieria, il marchio dello stilista è dedito alla sperimentazione unita alla ricerca della qualità e della funzionalità. In questa intervista, Errico racconta gli esordi, le sue collezioni e i suoi progetti per l’avvenire.
Paolo, hai fatto esperienza in importanti case di moda italiane, perché hai deciso di lasciarle per fondare il tuo eponimo marchio?
Le varie esperienze passate in case di moda importanti come Calvin Klein, Versace, Agnona e Cavalli hanno contribuito alla mia formazione. In particolare la fiducia ricevuta quando ero ancora ventenne da parte dei manager di Versace e Zegna ha sviluppato la mia concretezza sul “prodotto”, in particolare la maglieria, accrescendo la mia voglia di espressione. Il dover mettere a confronto continuo la mia creatività con la commerciabilità del prodotto e lo stile richiesto per un determinato target hanno bilanciato in me il “bello estetico “ e il prodotto funzionale: il design. La collezione è nata per gioco e per voglia di sperimentare, sviluppandosi poi in un reale ed enorme lavoro, ma non ho comunque mai abbandonato le collaborazioni con altri brand, sia del lusso che della grande distribuzione.
Qual è l’idea di moda che sta alla base di ogni tua collezione?
Per me la moda è arte, sintesi e sintassi dell’avanguardia sociale. Lavoro artigianale, fantasia, ribellione. Espressione di un piacere funzionale, ma significa anche conoscere il proprio consumatore, puntare sulla specializzazione del prodotto e su elevati standard qualitativi. La moda, inoltre, è il mezzo attraverso il quale dialogo con l’umanità e le mie collezioni di capi sono i messaggi che affido al presente e al futuro, nella speranza di lasciare il segno della mia anima in questa vita.
Approccio sartoriale e un concetto di funzionalità che si sposa però con una visione non comune del vestire. Come convergono questi tre elementi?
La convergenza di questi tre elementi, per me, genera un oggetto di design. Il cutting edge non esclude necessariamente la sartorialità, la cura, l’attenzione al dettaglio e tutto il sapere di una cultura basata sull’artigianalità come è la nostra. Credo che la maglieria in questo senso sia proprio l’emblema di tutto ciò che ho appena detto: il connubio di artigianalità, tecnologia e quindi design. Il modo in cui si indossa una maglia è un punto cardine delle mie collezioni: le maglie “trasformiste” ispirate alle forme primordiali del cerchio, del triangolo e del quadrato possono essere indossate davanti-dietro o sottosopra, cambiando ogni volta e rendendo il capo multifunzionale, versatile, libero di essere interpretato.
Nel tuo statement si legge che i capi non sono mass produced, e che ogni pezzo diventa speciale. Come riesce a sopravvivere un brand che ha questa visione, quando il consumo di massa appare sempre più importante in termini di numeri?
Credo che in un mercato così competitivo come quello di oggi si creerà sempre di più un divario tra il consumatore di massa e un’élite di nicchia. Io punto a quest’ultima e in un mondo come il nostro, tante nicchie possono formare un vero e proprio mercato. I capi sono personalizzati dallo stesso cliente che cerco di soddisfare grazie alla partnership con piccoli produttori italiani che da anni mi seguono e che con “mani di fata” riescono a realizzare i prodotti richiesti.
Com’è nata la collezione per il prossimo inverno?
Un’ambientazione moderna e surreale, incontra l’astrattismo ed il rigore della Bauhaus immersa in quel fascino nascosto che richiama alla mente le opere e gli studi dell’artista designer Anni Albers e del pittore e grafico Victor Vasalery. L’arte è appunto la fonte principale di ispirazione per questa collezione così come da sempre lo sono l’architettura e le forme geometriche primordiali. Un’alchimia nostalgico-romantica che riporta ai primissimi anni 70, passando per le teorie e gli studi degli anni 40 e 50 e della Op-Art.
Quali sono i progetti futuri in serbo per Paolo Errico?
Mi piacerebbe continuare a condividere la mia esperienza e passione per la maglieria e contribuire allo sviluppo di nuove tecniche e materiali ed essere ricordato per questo. Inoltre mi sento pronto per un progetto imminente: una collaborazione che mi vedrà alla guida di un importante rilancio di un marchio del passato.
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