Oramai è una storia senza fine. Oggi compaiono in rete anche le foto di Vetements e Palace Skateboards in una vetrina di Firenze, affianco a Pyrex, Supreme e Boy London, ovviamente in versione cosiddetta legal fake.
Wait è stato il primo a scoprire il fenomeno sul nascere, segnalando Supreme in versione Barlettana in un divertente pezzo di Luca Ceccarelli con una foto da noi scattata che ha fatto il giro del mondo. Avevamo ancora voglia di scherzare, perchè non avremmo mai immaginato cosa sarebbe successo nel giro di un anno e mezzo.
Successivamente abbiamo segnalato nuovi scandali come di Kith il rip-off del brand New Yorkese.
moda e giustizia in Italia hanno due velocità completamente diverse
Ormai è chiaro che il business è molto facile, per chi è veloce e organizzato perchè moda e giustizia in italia hanno due velocità completamente diverse.
E’ sufficiente trovare un brand non registrato nel nostro Paese (ma c’è chi ora li registra anche in altri Stati) e la velocità delle moda, la connivenza e l’ignoranza dei titolari degli store e del pubblico finale fa il resto.
Tempo che arriva una condanna di primo grado, seguita da un appello e via dicendo il business è ormai fatto e il brand potrebbe anche teoricamente chiudere. Chi doveva fottere, ormai ha fottuto. Chi avuto ha avuto, chi ha dato ha dato.
Tra l’altro, vista la nostra legislazione, oggi è sufficiente aprire una società a capitale 1 euro (Srls, Società a responsabilità limitata semplificata) e nel caso di una condanna (che comunque arriverà sempre in tempi troppo lenti), si puo’ tranquillamente far fallire la società a capitale limitassimo, direi, senza nessuna responsabilità penale degli amministratori che, prontamente, avranno già provveduto ad aprire una nuova società, intestataria di un nuovo brand fuffa.
Come più volte abbiamo spiegato, da una parte c’è l’etica, dall’altra i cavilli legali.
Voi cosa ne pensereste del vostro droghiere, se vi vendesse della mozzarella di bufala fatta in Cina, oppure del salame fatto con scarti alimentari?
In questo caso da una parte scoppierebbe uno scandalo (e ne abbiamo già visti alcuni purtroppo), dall’altro nei casi più gravi le manette.
Questo tipo di etica sembra non esserci del tutto assente in una gran parte del mondo del fashion (se di fashion si puo’ parlare): dove i diritti d’autore non contano nulla, l’etica nei confronti dei clienti è assente e la presunta ignoranza del negoziante, diventa una scusa per spacciare falsi o i cosiddetti legal fake.
Che poi di legal c’è da vedere quanto hanno perchè, come abbiamo avuto modo di osservare per il brand Supreme, è scattata una sentenza di sequestro per concorrenza parassitaria. E tuttavia, il brand continua a circolare.
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