Oltre il mainstream. Al di là della spettacolarizzazione della moda. Superati i due aspetti, non solo metaforicamente ma anche come atto concettuale, si individuano realtà dell’industria tessile interessanti oltre che per il valore estetico che aggiungono a ogni loro creazione, soprattutto per l’idea di che cosa sia la parola fashion, esplicandola in maniera contemporanea, sulla base di quello che ha significato in passato: disciplina, sperimentazione e serietà. Elementi portanti di brand come Giorgio Armani e Gianfranco Ferrè. Luca Larenza, Lucio Vanotti e Vìen, si inseriscono umilmente nel gruppo, aggiungendo ognuno il proprio sapere e gusto.

Luca Larenza ss19 sketch
Il trio è tra i protagonisti dei quattro giorni di eventi, sfilate e presentazioni delle collezioni primavera-estate 2019 dell’abbigliamento maschile e le cruise donna, debuttanti domani, venerdì 15 giugno a Milano. Larenza, già a Pitti Uomo, accoglie i buyer e la stampa sabato 16 giugno dalle 17 alle 21 in via Manzoni 45, in pieno quadrilatero. Sin dai suoi esordi qualche anno fa, lo stilista prosegue il suo percorso avvalendosi della maglieria come medium espressivo. Questa volta risulta ultraleggera, in cotone e arricchita da fantasie jacquard e intarsio, da una parte in jersey e una in maglia realizzata in punto tessuto; il pacchetto è decorato a intarsio, con la tecnica del punto flottante, ricamato o sovrastampato effetto vinile.

Lucio Vanotti ss19 sketch
In un’altra zona, quella di Isola-Garibaldi, viene svelata la collezione di Vanotti. La location è quella avanguardista di 10 Corso Como e il save the date cade domani, venerdì 15 giugno dalle 17 alle 20. La scuola del Bauhaus – i cui principi sono quelli di definire un oggetto non solo dal punto di vista relativo alla sua bellezza, ma anche alla funzionalità, quindi artigianalità nel realizzarlo – si fa interprete dell’opulenza della movimento hip hop, secondo il punto di vista del creativo bergamasco. Dando così vita a una nuova interpretazione dei codici estetici che tale subcultura ha preso e dato alla moda. Geometrie semplici compongono architetture armoniche e funzionali in cui l’alternanza tra colori primari e nuance pastello evidenzia le sovrapposizioni. I capi sono sezionati, perdono componenti e ne spostano altri, mettendo in mostra l’abilità del designer a distruggere e ricostruire. Il denim – usato magistralmente come tessuto-concetto nell’invernale – mostra un’inedita delicatezza e il cotone gioca ad imitarlo. Linee e quadrati compongono materici vichy, classici gessati, stampe e jacquard.

VìEN ss19 sketch
Vìen chiude l’excursus sfilando domenica 17, alle ore 12 presso l’ex Cinema Arti in via Mascagni 8. Il marchio pugliese interpreta il modo di vestire attuale citando Monsieur Dior e il suo new look, con una classica tunica in tartan delle tribù Masaai dell’Africa. Qui il mondo indigeno incontra quello urbano in cui ci si veste casualmente con abiti usati inviati dall’Europa, quasi alludendo poi a scatti del lavoro svolto da Simon Foxton negli anni ’90. Il tutto viene tradotto in una gonna leggera e drappeggiata, portata sotto ad un gilet oversize stretto sul punto vita: un’ibridazione caratteristica di Vìen, dove geometrie strutturate tipiche degli anni ’80 incontrano il contemporaneo e delineano in modo singolare la figura della donna.
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