
Helena Stölting è una giovane designer, laureata in fashion designer all‘Universität Der Künste Berlin, una delle Università berlinesi che nasce alla fine del 1600 e sin da subito è specializzata nello studio delle materie artistiche e creative.
Da uno scenario visivo che ricorda la lava dei vulcani, il fango e la melma nasce la riflessione di Helena sulla moda. La sua moda. Quindi, cosa è il bello? Cosa è ancora in grado di darci emozione, immersi come siamo nel vortice supremo di stimoli che ci dà Internet?
Forse le uniche emozioni che ancora sentiamo, in modo quasi primordiale, non controllato né previsto, sono l’orrido e il disgusto. O almeno, così deve avere pensato la designer quando ha deciso di concentrare tutta la sua attenzione e il suo processo creativo per quel momento di stallo in cui, guardando qualcosa di strano e diverso, percepiamo quel senso di indecisione tra il disgusto e il fascino. E in un istante indefinito percepiamo sia l’uno che l’altro, come la vita morta (o la morte viva, come preferite) del gatto di Schrödinger.

I liquidi, secondo Helena, sono tra i primi elementi in grado di generarci questa sensazione che si muove in bilico tra il disgusto e il fascino. La stilista si concentra pertanto a riportarli nella moda: tutti i suoi capi sono così, fatti di materiale effettivamente solido ma che ricorda in tutto e per tutto un liquido denso, ammassato in forme poco armoniche all’occhio, come succede per il fango o una massa densa vulcanica e informe.
La materia viene assemblata senza regole, in modo grossolano a formare una volta un tacco, una volta un manico di una borsa e così via.
Lei dice “ha a che fare con l’appropriazione e l’estetizzazione del disgusto”, in cui l’impulso di attrazione e quello di repulsione hanno un ruolo non indifferente. Sono emozioni.
Il punto di partenza del suo lavoro è l’osservazione di tutti quei fenomeni corporei che lasciano interdetti, disgustati, con il desiderio di distogliere lo sguardo e poggiarlo velocemente da un’altra parte. Queste emozioni non esprimono altro che paura per il diverso e l’estraneo, l’inusuale e l’inconsueto.

In una società che produce prodotti che rendono i nostri fluidi invisibili e che si continua a mostrare a noi come prettamente maschilista, in cui gli unici liquidi di cui è concesso parlare sono lo sperma, il sudore e le lacrime, la collezione di Helena Stölting intende essere un mezzo per approfondire il legame tra se stessi e la parte più intima di se stessi. Il legame tra ‘noi‘ che rendiamo visibile a chiunque e ‘noi’, la parte sotto i vestiti, quella che non vede nessuno.
Distruggendo i preconcetti, astratti e visivi, attraverso delle creazioni plastiche quasi artistiche, i capi della stilista incontrano la moda nella forma più generale del termine, ma ne re-inventano completamente le categorie di materiale ed colore.
La borsa è sempre la borsa. La scarpa è sempre una scarpa. Ma il modo in cui è concepito il colore (una massa addensata di grani multicolori che creano un pattern discontinuo) e il materiale (concepito come simil fango o superficie semi trasparente) è del tutto nuovo e più ‘artistico‘ che modaiolo.
Questi pezzi sono un mezzo artistico che portano ciò che è interno, segreto e celato allo scoperto e lo rendono, finalmente, presente al mondo.


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