Tracce cinematografiche, geografie esotiche, cultura personale, una storia estetica da raccontare. Questo è il ponte che lega Boboutic, marchio fondato a Firenze nel 2000 da Michel Bergamo, fashion designer svizzero, e Cristina Zamagni, originaria di Rimi nonché architetto e fotografo di professione, al mondo esterno. Così, il tratto ordinario della vita quotidiana, la geometria, Luigi Ghirri, le differenze, i contrasti e l’Est, sono alcune delle caratteristiche che ispirano tutte le loro collezioni di maglieria.
Arte antichissima, tanto che non è noto il secolo esatto della sua genesi, la produzione di abbigliamento in maglia è, nel linguaggio comune, un lavoro ad appannaggio femminile, ma in realtà, fino all’800, questa produzione era riservata agli uomini, sopratutto per quanto riguarda la realizzazione di capi dalla lavorazione complessa. Durante il ‘900 italiano, sono poi sorte numerose aziende di moda specializzate in maglieria: Missoni, Agnona, Malo, sono tra le più importanti e conosciute. A inaugurare il nuovo millennio, ci ha pensato Boboutic, che non solo propone capi innovativi che uniscono la maglia tradizionale e le tecniche di punto con una costante ricerca sui nuovi materiali e metodi di produzione all’avanguardia, ma coinvolge anche, come supporto al loro processo creativo, arti trasversali come quelle performativa e visual, collaborando con autori come Marco Mazzoni, Jacopo Miliani e Davide Savorani.
Il loro disegno aziendale, la loro realtà produttiva è cresciuta esponenzialmente negli ultimi anni, tanto da essere interpretata da molti critici del settore moda come Angelo Flaccavento, che di loro ha scritto: – Il lavoro a maglia di Boboutic presenta la ricerca di un oggetto in tre dimensioni, l’esplorazione di differenti combinazioni di materiali, un gusto per l’astrazione che si traduce in realismo magico, coerenza espressiva e la scelta di un repertorio asciutto e anti-romantico -. A questa definizione, è opportuno aggiungere un concetto che spesso non è valorizzato in modo opportuno: l’essenza stessa della maglieria. Una pratica fin troppo sottovalutata, rilegata a essere una barriera tra ciò che le sta sotto e l’abito che la circonda. Un intermezzo fastidioso. Qualcosa da “buttarsi addosso”. Ebbene, la storia e marchi nostrani come Boboutic dimostrano il contrario, facendo emergere la dignità estetica dei loro capi attraverso le loro qualità materiche, intrinseche. Concrete.
You might also like
More from Fashion
Sandali da bambino? Date un’occhiata all’offerta del brand Primigi!
I sandali rappresentano un must in estate, e questo non vale solo per gli adulti. Anche i bimbi, infatti, hanno …
Loro Piana accusata di non retribuire i suoi lavoratori indigeni in Perù
"Le nostre eccellenze": questa la value proposition che si trova sul sito ufficiale di Loro Piana alla sezione “viçuna”. E in effetti …
Meet the brand: Halíte – make it salty!
Essenziale, ma preziosa. Disinvolta, ma curata. Semplice, ma ricercata. L’anima poliedrica di HALÍTE racchiude in sé tutti questi aspetti, proprio …





