“Sono sdraiato su un lettino d’ospedale. mi stanno facendo una puntura che mi colora la cornea, le vene mi pulsano forte, mi pare di vederle davanti. Mi sento tanto male”. No, questa citazione, visione, non è un racconto beatnik, neppure un’interpretazione contemporanea de La Nausea di Sartre. È piuttosto uno dei sogni ispiratori delle magliette appartenenti alla collezione Bucobiancodreams firmata da Bucobianco per questa estate.
Continua la trasfigurazione nel contemporaneo del mondo onirico pensato da Barbara Branciforti e Giacomo Nee e divenuto realtà due anni fa, quando sono entrati nel mondo della moda enfatizzando il dettaglio estetico della creatività, rompendo così gli schemi del sistema. A pensarci bene, questo percorso è il medesimo dei sogni: essi intervengono imprevedibili nella linearità del moto silente e monotono del sonno.
Quello che si apre agli occhi dello spettatore è un arcobaleno di tinte accese, stampe vive raffiguranti elementi culinari, umanizzati e naturali. Tutti, tratti dall’attività notturna inconscia delle muse sconosciute che si sono prestate a questo gioco creativo. Come la numero venti, l’unica in bianco e nero, che vede protagonista il mare e la forza del suo sguardo infinito: “Sono seduta sulle rocce e vedo il mare di notte, gli chiedo di non guardarmi. Il suo volto è ovunque”. O la diciassette: “Sono allo zoo, ma ci sono animali che non ho mai visto. Mi siedo davanti a un uccello che ha un piccolo in pancia, non riesco a capire se uomo o gatto; si muove molto lentamente, non si accorge di me”.
Con questa ulteriore prova, Bucobianco si riconferma così animo ribelle nello scenario della moda sempre più appannato, liquido.
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