
Condé Nast, insieme ad Hearst Magazine, è una delle case editrici più influenti e di successo nel mondo della moda. Oltre a Vogue (di cui ne esistono 21 edizioni internazionali), possiede altre testate note in tutto il mondo, come W, Glamour, GQ, Wired e WWD.
Pochi giorni fa Condé Nast ha annunciato nuove direttive per il futuro della casa editrice e dei suoi dipendenti, che non hanno tardato a scuotere sia il futuro delle edizioni di alcune delle più importanti testate (come Vogue e Vanity Fair), che anche quello dell’editoria e della moda in generale.
Anna Wintour, la celeberrima veterana Direttrice di Vogue America, diventa così la donna più potente nell’editoria di moda grazie al nuovo titolo di Chief Content Officer di tutti i magazine di Condé Nast, oltre che Global Editorial Director di Vogue.

Oltre a cedere lo scettro supremo nelle mani della Wintour, ad essere nominati “cavalieri speciali” sono stati Edward Enninful e Simone Marchetti, ex direttori rispettivamente di Vogue UK e Vanity Fair Italia.
Edward Enninful, sul quale si sbizzarrivano le voci di una sua presunta ascesa al potere di Vogue America (ormai miseramente smentite dalla strapotenza della Wintour; che a differenza dei rumors che la vedevano scendere dal trono, ha reso il suo potere ancora più solido), è diventato European Editorial Director.

NEW YORK, NY – OCTOBER 30: Naomi Campbell and Edward Enninful attend the Aperture Gala “Elements of Style” at IAC Building on October 30, 2017 in New York City. (Photo by Sean Zanni/Patrick McMullan via Getty Images)
Simone Marchetti invece è il perfetto esempio di Made in Italy di successo: dopo un passato brillante a Repubblica, eccolo diventare supervisione delle edizioni Vanity Fair non solo italiane (che già dirigeva fino ad ora), ma anche di Francia e Spagna.
Dopo la comunicazione di Condé Nast, le critiche si sono fatte sentire, come commenti ai post delle varie testate giornalistiche e d’informazione.
La domanda più frequente è: con il presente così incerto, con i cambiamenti globali in atto, con la pandemia globale che ci ha spinto a modificare e rivedere le nostre priorità, può una donna come la Wintour riuscire a incarnare tutti i nuovi valori e le nuove necessità di una generazione come quella dei Millennials e la Generazione Z?

Alcuni la paragonano senza pietà a Miranda Priestley, l’iconica e fittizia direttrice di Runway ne “Il Diavolo Veste Prada”: brillante e perfetta, ma appartenente ormai ad un mondo patinato che non riesce più a rispecchiare il mondo di adesso e perciò incapace di soddisfare le esigenze di una testata giornalista come Runaway (che altro non è se non Vogue America). In un mondo così variegato, dove l’eterogeneità delle voci e dei punti di vista è il nostro super-potere, è giusto accentrare testate che un tempo facevano della loro diversità la loro forza (vi ricordo il patinato Vogue America della Wintour, il trasgressivo Vogue Paris di Carine Roitfeld e quello all’avanguardia dell’italiana Franca Sozzani) sotto poche, oligarchiche personalità?
Nonostante gli spunti di riflessioni che molti giornalisti e commenti online possono darci, il tempo sarà l’unico a poter rispondere.

Ti potrebbe interessare anche:
Intervista a Naomi Gunther, fondatrice del brand Gunther Paris
Il messaggio di speranza dietro i due “Pantone color of the year” 2021
You might also like
More from Fashion
Sandali da bambino? Date un’occhiata all’offerta del brand Primigi!
I sandali rappresentano un must in estate, e questo non vale solo per gli adulti. Anche i bimbi, infatti, hanno …
Loro Piana accusata di non retribuire i suoi lavoratori indigeni in Perù
"Le nostre eccellenze": questa la value proposition che si trova sul sito ufficiale di Loro Piana alla sezione “viçuna”. E in effetti …
Meet the brand: Halíte – make it salty!
Essenziale, ma preziosa. Disinvolta, ma curata. Semplice, ma ricercata. L’anima poliedrica di HALÍTE racchiude in sé tutti questi aspetti, proprio …


