Intervista tratta dal nuovo numero di Wait n.44
Abbiamo incontrato Augusto Titoni, fondatore di uno dei più originali marchi italiani: VV by Kidz.
Difficile da incasellare, a cavallo tra urbanwear, artigianalità, poesia. Una storia unica che ci siamo fatti raccontare da Augusto, che con il cuore in mano e la consueta disarmante sincerità ha fatto sgorgare le parole senza mettere filtri.
Ciao Augusto. Raccontaci la tua storia nel mondo della moda. Come è partito tutto?
Ciao Marco. Come per molti brand emergenti, credo sia nato tutto veramente per caso. Avevo circa 20 anni e mi sono messo con un amico a stampare t-shirt usate. Sai quelle che non metti più dai tempi del liceo, che puzzano pure un po’ di naftalina carta trasferibile e ferro da stiro, tutto qua. Poi mi sceglievo immagini da internet di Wolverine o di Freddy Mercury ; stampavamo per nessun altro fine al di fuori di un senso di appartenenza, una sorta di rito totemico di appropriazione della forza di certe immagini. Non ha prezzo indossare i propri idoli, chi ti gasa. Poi un Natale ho regalato una t-shirt stampata col logo della Shelby Cobra a Francesco, che tra le mille cose che faceva collezionava proprio macchine d’epoca. ah, dimenticavo, Francesco era titolare del marchio Vittorio Valerio.
Parlaci del progetto Vittorio Valerio e della nascita di di VV by Kidz.
Appunto, Vittorio Valerio. Francesco è stato ed è per me una delle persone che più stimo ed alle quali sono più legato in 28 anni. Lui, giovanissimo aveva creato un marchio, più che un brand, che aveva questo nome. Inizialmente, quindi prima che io partecipassi al progetto Vittorio Valerio l’attinenza con l’abbigliamento era molto relativa , mi spiego: Vittorio Valerio realizzava cover placcate d’oro per cellulari e accessori ( tipo bottoni per camicie e polo ) sempre concepiti con lo stesso criterio; semplificando, si trattava di una specie di progetto di customizzazione di accessori con materiali di lusso quali oro e diamanti. L’ incontro con Vittorio Valerio portò a tutt’ altro , nel senso che il punto zero dal quale partimmo , fu appunto la realizzazione di una t-shirt con forti connotati artigianali: una t-shirt che sembrava davvero uscita dall’armadio dello zio, realizzata in numerosi lavaggi old school, da proporre basica oppure serigrafata con telai incisi manualmente. Cataloghi infiniti di immagini retro, dai loghi dell’ esercito, al mondo biker, al tema tattoo … tutte rigorosamente rivisitate e riprodotte manualmente. Insomma un progetto ganzo e commercialmente valido, tant’ è vero che dopo il primo Pitti Immagine a cui partecipammo come espositori, circa 30 negozi avevano ordinato il nostro prodotto e 4 uffici rappresentanza molto validi si occupavano della nostra distribuzione ( senza contare le altre figure importantissime che si erano unite alla squadra “ Vittorio Valerio “ … cito Alessandro, Ghigo, Andrea su tutti ).
Poi arrivò il nostro primo Pitti invernale e la necessità di dare prima di tutto continuità ad un progetto di t-shirt sull’ invernale (che è sempre un gran bel casino) e poi di restituire ad un progetto diventato “ vintage “ quell essenza di “luxury” che stava all origine del marchio. Allargammo così la collezione alla maglieria fatta a mano ( insomma, i maglioni fattia i ferri dalle nonne). Maglie dal forte sapore artigianale, arricchite con bottoni tagliati manualmente in ulivo. Un prodotto che per quanto valido ed esclusivo, si conciliava comunque male con una rete commerciale che era stata costruita fondamentalmente per una t-shirt. In altri termini: non vendemmo. Non solo: perdemmo un po’ di autostima e coraggio nel supportare il progetto V.V. e così dopo alcuni mesi decidemmo di comune accordo di scioglierci.
Personalmente ho molto sofferto. non riuscivo ad accettarlo. Cazzo quel progetto rappresentava il mio sogno, o almeno ero riuscito ad amarlo così tanto da poterlo definire come tale. Però a volte capita che la frustrazione ti aiuti a riflettere ed a capire che un progetto fallito può si demolire le tue ambizioni, le tue velleità…ma non potrà mai uccidere la tua passione, le tue idee e quello che vuoi dire. così ecco che da quelle ceneri è nato poi VV by Kidz.
Come mai questo nome?
Già … come mai? Mi occorreva un nome che mi comunicasse gioia ogni volta che lo pronunciassi. Avevo voglia di essere puro e spensierato come un bambino. Mi serviva un “non progetto “ che mi permettesse semplicemente di realizzare quello che amo e di essere quello che sono. Quindi chiamare la mia “nuova vita” Kidz , mi era sembrato appropriato. Il motivo per cui è preceduto da VV è molto semplice: ho sperato fino in fondo che il progetto Vittorio Valerio potesse continuare e che Kidz fosse una factory creativa personale da coltivare in parallelo. Pertanto, quando ho registrato il nome della mia società ho pensato che il nome giusto fosse appunto V.V. by kidz (o VV Kidz , come mi capita spesso di abbreviare).
Le cose però non sono andate come credevo ed il “V.V.” è rimasto… nessun problema, anzi, mi ricorda ogni volta un trascorso della mia vita di grande importanza per me.
Come mai definisci il tuo brand new luxurius pop vintage? Hai coniato tu questa definizione?
No, la definizione di nu-vintage pop & luxurius , apparteneva già a Vittorio Valerio, ma mi occorreva dare una sorta di continuità dal punto di vista della definizione del prodotto, visto che la t-shirt di Vittorio Valerio era esattamente concepibile come un mio attuale capo VV By Kidz: pezzi che hanno un netto sapore vintage ma che sono reinterpretati in un’ ottica “ new “ (o nu) data o dal tessuto o dal modello del capo. L’aspetto “pop” e’ data invece dalla violenta interpretazione che spesso amo dare ad alcuni pezzi delle mie collezioni attraverso lavaggi di colore pastello o grafiche che rompono ed irrompono sulla “solennità “ di un capo che sembra(ma non è) datato. E’ un po’ come fare un murales su un rudere di campagna. Per quanto riguarda invece l’aspetto del luxurius, l’intento era ed è quello di collocare il prodotto in un’ottica di esclusività (mi riferisco sia al prodotto di per sé, sia ai punti vendita che siano in grado di rivenderlo) e soprattutto di “collezionismo” che mi piacerebbe regalasse ad ogni pezzo delle mie collezioni, una dimensione atemporale ed aliena a mode e fenomeni vari.
Come nasce il mix tra cultura pop e artigianalità?
Non ti nego di essere un amante della pop-art e sicuramente le mie cose ne sono fortemente segnate. Adoro le serigrafie ma soprattutto credo nella potenza del colore: il colore stravolge un’ opera . La poesia dell’ artigianalità deve essere sdrammatizzata nella mia idea di prodotto ecco perché pop ed artigianalita’ sono l’una al servizio dell ‘altra. Certo, a volte nascono delle cazzate … ma non mi interessa per che quello che sto facendo ora è portare all estremo gli spunti che mi vengono; poi la quadratura ottimale tra ricerca e prodotto arriverà , se arriverà. Se arriverà vorrà dire che sono bravo. per ora bravo non lo sono.
Accidenti quanta modestia… quanto è importante vivere nella zona dove ti trovi, la toscana, per chi crea una moda così ‘artigianale’?
Vivere nella mia Toscana è importante per me in questo momento. vuol dire estraniarsi da quello che ti circonda, respirare ritmi biologici… vivere l’errore come tempo di riflessione e quindi di crescita. capire perché prima una bottega era possibile ed ora no. Bere un bicchiere di whisky con chi ha voglia di ascoltare quello che hai da dire e pensare insieme. inevitabilmente il confronto con gli altri è inevitabile poi … e scendere a valle è fondamentale per capire se sei bravo o se sei un baraccone. Auto-masturbarsi su di un poggio è altrettanto facile e di certo non mi basta… però non sono ancora pronto per scendere definitivamente a valle per raccontare VV yby kidz … sento ancora un grosso margine di miglioramento e quindi di autocritica. scendere a valle vorrà dire in quel caso esistere ed essere riconoscibile.Sono grato per questo a tutti quegli store che già ospitano Vv kidz. Grazie a loro per la fiducia.
Come nasce l’ispirazione per le tue collezioni?
Una collezione dovrebbe essere tale e quale ad un filone espressivo per un pittore o per un musicista . Chi ama questo mestiere non può non dare un senso a quello che fa . chi ci lucra e basta probabilmente sì . Vestire è poesia se si vuole (non sto dicendo che sono un poeta) è impersonificare un’epoca, uno stile, un preciso momento storico, è raccontare e raccontarsi. le mie collezioni nascono dal voler raccontare storie. Potrei abbinare colonne sonore, quadri, sculture, oggetti, acconciature …tutto quello che vuoi ad una mia collezione. Potrò raccontare forse un giorno tutto questo e sarà bellissimo visto che il primo pensiero felice che ho associato a VV kidz è stato quello di essere un’ officina creativa prima che un marchio.
Per essere questo non si può essere auto-referenziali. Si deve essere compenetrati da tutte le forme espressive che possano e vogliono interpretare il tuo lavoro. Allora non avrai solo messo insieme qualche cencio, ma raccontato qualcosa a chi avrà la cordialità non di apprezzarti , ma semplicemente di ascoltarti. spero di aver risposto alla tua domanda.
Sbaglio o addirittura ti piace collaborare con in negozi in maniera così stretta da arrivare a creare collezioni su misura per loro, capi prodotti in esclusiva per un singolo punto vendita?
Brand e negozi nella mia idea, devono essere una coppia d’attacco ben assortita in un 4-4-1-1. non è una cazzata quello che dico perché quando si gioca a due punte di cui una sta più indietro dell’altra, serve sempre un attaccante di buona tecnica che crea gli spazi ed un bomber che le butta dentro. Bene, i negozi sanno come segnare e se ti gradiscono come partner si deve sapere dove mettergli la palla.
Non ho uffici o agenzie che mi rappresentano. Ho la necessità di guardare negli occhi chi ospita Kidz nel suo store. Ogni volta che entro in uno store cerco di capirlo, cerco di intuire quale possa essere la mia dimensione al suo interno, tocco i capi tra gli stendini e studio chi è più bravo di me … chi ha già conquistato la fiducia del negoziante.
Io me la devo giocare ogni volta ed è giusto perché per ogni appunto che riceverò (certo , purché costruttivo, non per cercare di non pagare.. ) a riguardo del mio prodotto vorrà dire che ci sono altrettanti margini di miglioramento . Il momento è duro e si deve essere alleati dei negozi… certo serve rispetto: senza quello, ciò che dico non ha valore.
Un brand artigianale, completamente made in italy. così unico e allo stesso tempo internazionale. Hai in programma di partecipare a fiere estere?
Sono tornato da Berlino meno di una settimana fa. ecco… con questo ho già detto tutto.
Raccontaci la collezione primavera-estate 2015. Quella che e’ arrivata nei negozi in questi giorni.
Prima ti ho parlato di come sviluppo le mie collezioni. Ho parlato di storie. Bene, all’origine di ogni storia c’è un percorso madre fatto di tanti “episodi” quante sono le collezioni. Quella che uscirà a marzo nei negozi si chiama The soul is growing . E’ una collezione dove affronto con una buona consapevolezza lo stile nu- vintage di cui abbiamo parlato sopra; the soul is growing è figlia della mia prima uscita invernale che è sicuramente una collezione di ricerca ma molto più pacata… ecco perché l’impatto visivo a livello cromatico della p-e risulta ulteriormente accentuato. E’ una collezione molto colorata che presenta una parte di prodotto accessibile ad un target più vasto di clienti, rappresentata da t-shirt , polo , t shirt lunghe , camicie … tutte rigorosamente trattate con enzimi naturali per favorire un effetto old school ed arricchite con ricami fatti a mano, motivi ripetuti in serigrafia di banane, fenicotteri, ancore etc… l’altra parte della collezione, diciamo quella del total look è molto più di concetto: sviluppata su due tessuti: lino e cotone. Parla di capi provenienti qua e là da diversi contesti così che il pantalone damascato in lino richiama l’oriente, la giacca d’ammiraglio con ganci centrali ricorda i Beatles e la salopette a righe verticali sembra quella di un imbianchino americano intento a spennellare la staccionata .Bestseller sicuramente la giacca “Beatles”, ordinata da quasi tutti i negozi che ho. quello che, col senno di poi manca a questa collezione, è lo sviluppo di una parte di prodotto lavorata con lavaggi un po’ più basici e meno pop diciamo, tanto la gente si compra sempre i soliti tre colori…
Accennaci invece dell’invernale che i tuoi clienti potranno ammirare in questi giorni e ricevere in negozio solo dal prossimo settembre.
Quanto all’ invernale magari spero di potertene parlare accuratamente a settembre, quando uscirà nei negozi . intanto mi limito a buttarti li un paio di cose: la collezione si chiama dockslands calling… il set è il porto, come metafora d’ incontro tra i vari kidz, i bambini che nell’ estate sono scesi dalla collina per rinforzare la loro consapevolezza ed ora si incontrano cresciuti, provati, un po’ pirati, un po’ ninja …. portano sulle spalle tessuti diversi, un po’ tecnici un po bohémien, oppure tute che donerebbero ad un eskimese o ad un guerriero della mongolia …odori di terre diverse; ma quello che conta è l’incontro, perché il porto lo è un punto di incontro… e perché non c’è scintilla se non c’è incontro.
Altra cosa che ti dico della collezione invernale è in realtà una cosa di cui sono veramente felice: come ti ho detto prima che il mio obiettivo è quello di essere un’ officina creativa prima ancora che un brand ; beh in Dockslands Calling , per la prima volta interviene un artigiano esterno su una mia collezione. E nascono delle borse realizzate con le camere d’aria dei camion. cCredo che si meriterebbero d’essere almeno viste. Almeno .
Augusto Titoni grande personaggio, originale, spesso ritratto dai fotografi durante il Pitti e gli eventi moda.
Durante il Pitti ho assistito ad una “caccia all uomo” verso chi riceve foto in fiera, in quanto camuffato da buffone. Sono drastico nel modo di pensare le mie collezioni, ma non nella vita di tutti i giorni: si deve secondo me andarci un po’ coi piedi di piombo con le critiche e , soprattutto, evitare di generalizzare. E’ vero: in genere quando vado alle fiere ricevo molti scatti e non ho difficoltà ad ammetterlo… ne’ ho difficoltà ad ammettere che ciò mi diverta ed in un certo senso mi faccia piacere visto che, ovviamente, mi vesto con cose da me concepite. Tuttavia il peso specifico che do ad uno scatto in fiera, per me è pari a zero … perché nessuno compra di più il tuo prodotto se hai più scatti, ne’ mi sono mai messo a collezionare bigliettini da visita (al limite è’ il fotografo ad offrirtelo). Il 90% delle foto che ricevo, manco so dove vanno a finire. Comunque se la moda è quella di classificare “ ridicolo” chi riceve diverse foto in fiera …. sì ok sono io Augusto Titoni che veste in fiera la sua ridicola collezione. Amen.
Come vediamo ami vestire in persona il tuo brand e sei il miglior testimoniali di te stesso. Se potessi invece scegliere un testimonial, parlando di attori, jet set ecc, chi sceglieresti?
VV kidz , ha uno stile che non è per tutti Anzi , uno stile che nel complesso può piacere davvero a pochi. Detto questo, provo un’ immensa soddisfazione, quando persone insospettabili si provano un mio completo o un mio pantalone, di quelli impegnativi e capisco che si piacciono. Kidz non è per tutti ma vorrebbe vestire la gente comune, gente di strada, viaggiatori … tanto, ma tanto diversi l’ uno dall’ altro. Detto questo , non c’è una star che in particolar modo potrebbe calzare a pennello lo stile di VV Kidz meglio di un comunissimo ragazzo di strada. Certo poi la visibilità che ti da un “ personaggio dentro la scatola magica” non è la stessa di quella del ragazzo di strada . Quindi l’uno vale l’altro (con preferenza a Mughini se proprio mi devi strappare un nome dalle labbra) .
Qual’è il tuo brand preferito oltre al tuo ovviamente?
Voglio semplicemente essere sincero e non presuntuoso, oppure entrambi. poco importa: mi ispiro a molti brand, ricerco, reinterpreto oppure ricevo semplicemente lo spunto, la scintilla a quella che sarà la mia idea; ho un atteggiamento maniacale della ricerca della mia strada, del perfezionamento graduale di quel dettaglio che possa potenziare sempre di più il mio prodotto. tutto questo però lo faccio senza avere un vero e proprio polo di riferimento. Cerco “il mio essere riconoscibile” e per far ciò, non ho necessità di seguire altri. Poi, imparare dagli altri è un’altra cosa: soffermarsi a Berlino davanti alla vetrina di 14 OZ, vedere un capo spalla di Nigel Cabourn, che domina uno spazio magico, fuori dal tempo e pieno di poesia… provare un brivido di freddo perché a Berlino pure nevica ed una grande sensazione di rispetto e gratitudine per l’ esistenza di tanta bellezza. Beh, questa è un’esperienza che consiglio a tanti dei fenomeni che sono in giro.
Per maggiori informazioni su VV by Kidz: sito ufficiale. Pagina Facebook ufficiale.
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