Non mi piace parlare di sfilate d’alta moda. Ma adesso che un brand come Marcelo Burlon County Of Milan va in passerella durante le sfilate milanesi ed è inserito nel calendario ufficiale tra i grandi nomi sono costretto a prendere in considerazione la cosa.
Ieri ho letto una dichiarazione di un addetto ai lavori: Marcelo Burlon, che sfila durante la settimana della moda? Facciamoci delle domande.
Allora sono andato a vedermi le foto di tutte le sfilate. E ho capito perchè Marcelo Burlon sta rompendo il culo a tutti. Mentre molti sono rimasti mummie che cercano di balbettare un copione che non conoscono più, alla ricerca di un’ispirazione che non hanno più. Sono questi che dovrebbero farsi delle domande.
Da una parte abbiamo una serie di marchi con una classe e stile intramontabili. Alla fine gira e rigira giù il cappello per re Giorgio Armani: se guardate i capi capirete cosa vuol dire stile senza tempo, coerenza e capacità di essere sempre attuale. Per me la collezione più bella, elegante, portabile. Senza bisogno di gridare.
Poi una serie di brand ancorati alle loro tradizioni, che meritano rispetto e non hanno bisogno di fare grandi evoluzioni: un nome? Missoni. Rispetto.
Certo, ma marchi che sfilavano già 40 anni fa. Che difficilmente faranno sognare le nuove generazioni o detteranno nuovamente una rivoluzione nello stile.
Poi una serie di marchi di giovani talenti, ma che se paragonati ai loro maestri che sfilavano alla loro età negli anni 80 sembrano degli scolaretti che hanno vinto un viaggio premio sulla passerella milanese. Giovani speranze.
Poi una serie di brand che mi sembrano, personalissima opinione, in grave crisi d’identità. DSquared presenta quella che a mio avviso è la più brutta collezione del marchio che io ricordi. Gucci invece porta in scena una collezione che mi appare lontano da ogni portabilità, in ogni luogo e in ogni tempo. Se l’avessi vista così in un secondo non avrei saputo dire a quale anno ci riferiamo. Pareri personali che sono smentiti da molti fan, ma sicuramente sui social non si sprecano anche i mugugni dei delusi.
Sopra DSquared pe 2016
Sopra, Gucci pe 2016
Poi arriva Marcelo Burlon: una bomba di energia, un’identità precisa. Personalmente, lo ammetto, ho amato maggiormente la collezione precedente, quella della prossima stagione ai 2015-16- Tuttavia l’importanza di questa collezione va oltre: proietta il brand da fenomeno momentaneo a marchio destinato a durare. Fonde per la prima volta a questi livelli streetwear e alta moda.
Con grafiche di una potenza pazzesca (grande come sempre la magia di Giorgio Di Salvo), ma anche capace di andare oltre le illustrazioni che lo hanno caratterizzato, utilizzando monocromatiche tinte black o white, o utilizzando intricate fantasie tribali per farne veri e propri abiti.
Giorgio Armani e Marcelo Burlon, le due punte estreme e più lontane possibili di queste sfilate milanesi. In mezzo, un mare di dubbi.
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