La sfilata SS90 di Martin Margiela è considerata una tra le sfilate più leggendarie della storia della moda. Questo non solo perché ha lanciato il designer nell’olimpo ‘dei grandi’ a livello globale, ma anche perché Margiela per la prima volta riesce a invertire il senso di marcia dei criteri del fashion system (ristretti, esclusivisti, autoreferenziali) verso una nuova ricerca estetica del bello e dell’espressione.
La sfilata non lo rese una star, né tantomeno una celebrità di successo: molte persone odiarono letteralmente quello show! Questo, probabilmente, fu dovuto alla forza del cambiamento che Margiela stava mettendo in atto: dal ‘bello’, al ‘cool’. Non più perfetto, impeccabile e attraente ma provocatorio, graffiante e affascinante.
Il primo segnale di rivoluzione: La scelta della location
Prima di lui gli show parigini venivano tenuti in tendoni, costruiti appositamente per la Paris Fashion Week, davanti all’amato simbolo dell’esclusività parigina: il Musée du Louvre. Martin Margiela, invece, dal suo canto preferiva ambientare le passerelle in luoghi del tutto atipici: la periferia, le countrysides e luoghi più underground dove poter essere a contatto con una realtà più cruda e genuina.
La catwalk
Gli shows degli anni ’80 erano bellissimi: Lagerfeld, Jean Paul Gaultier, Lacroix facevano sfilare in passerella bellissime donne, vestite da abiti eleganti e dalla camminata decisa e felina. Con la scelta della locations, Margiela chiese chiaramente alla proprie modelle di non imitare più la classica catwalk! Non era semplicemente possibile: il terreno era poco stabile, la pavimentazione non era liscia e a terra era pieno di sporcizia e ciottoli della strada. Abolita la catwalk, alle modelle non restava altro che uno stile ‘realistico’ e quotidiano. Semplicemente più vero.
Uno show per tutti
Organizzando lo show nelle vicinanze della 20th R&D, Margiela e il suo team chiesero aiuto ad un gruppo di ragazzi della zona per trovare il posto migliore per lo show. Gli inviti alla sfilata furono fatti dagli stessi ragazzi, che coinvolsero anche la scuola in un progetto creativo ed artistico, realizzando più di 500 inviti: ogni invito risultò infine essere unico e fatto interamente a mano.
Stop alla perfezione e all’ordine
I modelli furono avvertiti di non tagliarsi i capelli nei giorni precedenti alla sfilata, proprio per raggiungere quello stato di vita vissuta. L’hairstylist di Martin Margiela aveva il compito di dire ai modelli ciò che lui gli aveva riferito.
‘Martin non mi ha detto ciò che vuole, mi ha detto ciò che non vuole: i capelli dovranno sembrare tutto fuorché in ordine. Gli piace l’effetto di una donna che si è fatta da sola i suoi capelli’
Il make up
Inge Grognard, make up artist della sfilata, disse a riguardo:
“Era un effetto che ricordava quei piccoli incidenti che hai quando ti sei appena finita di truccare, come se indossassi il maglione e ti sbavassi il mascara”
Il tutto a contrasto con una base bianca che riprendeva il colore degli abiti. Non c’era niente di perfetto nel trucco: solo un’ idea nuova di genuinità, di personalità, di particolarità ed individualità.
Una nuova Front Row
L’affluenza fu molta, molto di più di quella che si sarebbero mai aspettati. Il fattore più sconvolgente era però che i grandi profili del mondo moda, come fashion editor o grandi direttori creativi, erano arrivati fino alla periferia per assistere allo show di Margiela. C’erano i giornalisti del New York times, di Vogue, di Elle. La situazione era però diversa da quella classica da cui arrivavano: dal centro, in cui avevano le sedute riservate nella famosa front row, si erano spostati in questo luogo underground, dove ‘’chi prima arriva meglio alloggia’’ e non trovarono più i posti riservati né bodyguard a fare la door selection. La prima fila fu invece occupata da quei ragazzi di strada che erano soliti occupare la zona: Margiela gliela riservò come un segno di rispetto e gratitudine per avergli “prestato” il posto in cui fare la sua sfilata. Lo show di Margiela fu perciò inclusivo e questo offrì ai fotografi uno spettacolo inedito: i ragazzi e i bambini in prima fila davano vita alla sfilata e verso la fine alcuni di loro si alzarono per correre insieme alle modelle in passerella e sfilare con loro.

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