
Post Pandemic Tote è un giovane brand artigianale che produce borse tote handmade nell’intento di condividere lo spirito green, gender-fluid e anticonformista della contemporaneità, con uno stile ricercato e dai toni accesi. Fiore all’occhiello sono i tessuti provenienti da deadstock esclusivi e originali, come sacchi di juta del caffè e materassi vintage riportati alla luce da processi di upcycling e recycling, che rendono ogni prodotto davvero unico nel suo genere. Per ogni collezione seasonless, Post Pandemic Tote, con un piano sostenibile concreto e innovativo, si impegna a piantare tanti alberi per quante borse sono state vendute. Curiosi di conoscere meglio questo progetto, abbiamo intervistato Tatiana Orlova e Stefano Pugliese, designer e fondatori del brand.

Ciao ragazzi! Per presentarvi ai nostri lettori direi di partire dall’inizio. Raccontatemi un po’ di voi, chi siete?
Dietro al progetto di Post Pandemic Tote ci sono due persone: Tatiana Orlova, che ha iniziato nel mondo della moda lavorando come sales manager per diversi brand di un importante gruppo e Stefano Pugliese che ha un’esperienza gestionale nelle startup operanti in settori diversi del fashion.
Ma parliamo del vostro giovane brand. Cosa vi ha condotto al nome “Post Pandemic Tote” e perché avete scelto la tote bag come protagonista del progetto?
L’idea del brand è nata durante il primo lockdown, nel marzo 2020 e ci siamo ispirati ad un futuro post pandemico in cui la sostenibilità ambientale diventa un elemento cardine. Abbiamo pensato alla tote bag come prodotto distintivo per il suo utilizzo pratico e versatile, non vincolato dalle stagioni. I colori acidi e le forme astratte venute fuori dalle tecniche di colorazione in tie-dye ci permettono di trasmettere al consumatore un senso di positività verso il futuro.
Qual è l’unicità di una borsa PPT?
Le PPT possono essere definite ‘uniche’ in quanto ogni borsa è diversa dall’altra. E questo è dovuto dall’impiego di materiali molto differenti e con disponibilità ridotte. La diffusione delle borse non è legata alla semplice vendita di un prodotto, ma al coinvolgimento del consumatore in un immaginario ben preciso fatto di colori, forme astratte e rispetto per l’ambiente.


Che processo di ricerca c’è dietro a una collezione? A cosa vi ispirate per le vostre creazioni?
Si comincia con la cosa più complicata: il reperimento dei materiali dai vari deadstock che devono rispettare i criteri di resistenza per garantire al cliente un prodotto che duri nel tempo. PPT racconta un mondo in dialogo con il design, l’architettura, la musica. Ci piace definirlo come un progetto cross-settoriale. La sua estetica, ad esempio, è ispirata ai video clip del post-punk inglese.
Dalle vostre borse si percepisce una filosofia genderless. Qual è il vostro pensiero su questo punto?
Tatiana: Genderless è la libertà di scelta poiché solo la scelta genderless può essere considerata davvero pura/tua. Io considero il genderless un sinonimo di autenticità.
Stefano: E’ una versione più completa di quello che una volta veniva chiamato unisex. Il messaggio dietro alle PPT è che vestire un accessorio o un qualsiasi capo di abbigliamento non deve essere per forza legato al sesso di un individuo, ma al suo stato d’animo.


Bene, ma parliamo anche di sostenibilità. Quanto contribuisce il vostro brand a ridurre l’impatto ambientale?
La social responsibility del nostro brand si rivela anche per gli obiettivi strutturali di sostenibilità della produzione, trasparenza della filiera e valorizzazione del territorio. Le nostre collezioni sono interamente realizzate a mano mediante l’utilizzo di materiali militari (coperture per tende da campo, reti copri elmetto, rotoli di canapa a trama fitta) provenienti da giacenze di magazzino, oppure altri tipi di materiali come sacchi di juta per il caffè o le fodere dei materassi degli anni ’50, recuperati e modificati con nuovi motivi grafici.
Riteniamo, infatti, che la ‘vera’ sostenibilità si possa avere solo utilizzando quanto già esiste nell’ambiente, magari sotto forma di scarto dandogli una seconda occasione d’impiego. Il recupero dei deadstock è per noi una risorsa fondamentale che, stagione dopo stagione, porterà il brand ad ampliare la gamma dei prodotti di approvvigionamento per le nuove collezioni.
Per sottolineare la concretezza della nostre scelte green, nella home page dell’e-commerce di Post Pandemic Tote, abbiamo deciso di pubblicare costantemente un report relativo alla quantità di materiale inquinante che siamo riusciti a riciclare per la realizzazione delle nostre borse.

Le vostre borse sono “natural born green”. Spieghereste meglio questo concetto?
Spesso chi lancia un brand sostenibile all’inizio, per motivi legati ai costi di produzione, non riesce a garantire che ogni singola fibra del proprio prodotto sia effettivamente green. Noi ci siamo riusciti! Infatti, anche per i dettagli delle nostre borse, come le etichette e le tracolle, ci siamo rivolti ad aziende specializzate che ci forniscono questi prodotti realizzati con fibre miste realizzate per il 70% da cotone e il resto sintetico ma proveniente da fili rigenerati e/o poliesteri riciclati.
I prodotti di Post Pandemic Tote nascono in Puglia. C’è qualcosa che vi lega a questa terra rinomata per l’artigianato? Definireste il vostro brand di natura artigianale?
Le borse PPT sono un prodotto artigianale in quanto completamente handmade. Come anticipato prima, il progetto è nato durante il lockdown, che abbiamo trascorso nelle campagne Pugliesi. Stare a contatto con la natura ci ha reso più sensibili alla causa della sostenibilità e ci ha convinti a dare il nostro contributo con queso piccolo progetto che porta un forte messaggio. Le radici Pugliesi ci hanno condizionato anche nella scelta dei fornitori locali per offrire un prodotto 100% Made in Puglia.
Quante ore di lavoro ci sono dietro una vostra creazione?
Circa 4 ore se si tengono presenti i tempi strettamente operativi. Invece, se vengono considerati anche i tempi tecnici di asciugatura dal lavaggio e dalle colorazioni si superano le 24 ore.


Dal vostro website la prima cosa che salta all’occhio è la presenza di una forte visual identity. Quanto è importante una buona brand communication in quest’era digitale?
Il sito web è stato creato volutamente con un design essenziale e intuitivo in modo da far risaltare unicamente il prodotto. La reale comunicazione emerge dal canale Instagram dove è presente sia prodotto che il mood del brand. Inoltre, teniamo molto a comunicare l’artigianalità dei processi produttivi attraverso video esplicativi. E pensiamo che questo modello di comunicazione sia oggi fondamentale perché chiunque ha accesso al web e utilizza la rete per informarsi e acquistare.
Che progetti futuri avete per PPT? Cosa farete quando saremo tornati alla normalità post-Covid?
Per quanto riguarda la produzione, stiamo pensando di lanciare altri prodotti sotto forma di capsule collection. Già per l’estate, vorremmo realizzare delle t-shirt provenienti da deadstock militari che saranno customizzate con gli stessi processi delle borse. Mentre sul piano della comunicazione vorremmo implementare la cross-settorialità del brand per approfondire la connessione delle borse con i settori dell’arte, della musica e del design mediante collaborazioni con artisti.


Che consiglio dareste ai designer che hanno in mente di lanciare un brand in un periodo storico come questo? Come si sta evolvendo il settore moda dal vostro punto di vista?
Il settore della moda sta attraversando da un lato una fase di svolta ecologica, dall’altro un periodo di ‘resilienza’, termine decisamente in voga di questi tempi, così come di resistenza che vede i grandi marchi reggere al colpo inferto dal Covid e i piccoli brand, soprattutto quelli di ricerca, di ricerca perire. Noi resistiamo, nonostante le difficoltà, solo perché abbiamo un canale e-commerce tutto nostro e non siamo costretti a disporre di un magazzino con i relativi costi, poiché non produciamo in serie, ma “borsa per borsa”.
Alla luce di questa personalissima “fotografia” della situazione che stiamo vivendo, consiglieremmo a tutti i futuri designer di realizzare un progetto seguendo una direzione nuova, che implichi la riduzione delle stagionalità, perché le collezioni transeasonal sono le meno impattanti, così come di allontanarsi dal concetto di industria per avvicinarsi a quello di “made-to-measure” e realizzare le collezioni con meno pezzi puntando sulla qualità per comunicare al consumatore il concetto di riutilizzo dei capi. Quarto ed ultimo suggerimento: avere un canale e-commerce B2C è un must-have perché i grandi department store, spaventati dal contesto globale, tendono a tagliare il budget sui brand di ricerca spostando gli investimenti sui brand più blasonati e quindi “sicuri” dal punto di vista commerciale.
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