Milano Moda Uomo ha chiuso le porte nella giornata di ieri. E diciamo che non si è conclusa meglio di come era iniziata. Ha semplicemente soddisfatto le aspettative, in negativo di cui avevo già parlato qui.

Inizierei partendo dal fatto che non sto parlando dei capi presi singolarmente che possono piacere o non piacere. Non è difatti un giudizio sul gusto personale, ma una riflessione. Sul perchè e sul come la moda NON STA CAMBIANDO, ma sta peggiorando.
Prima riflessione. Perchè nonostante sia Fashion Week Uomo, nonostante siamo a Milano, capitale per eccellenza della moda, gli abiti che hanno quasi spiccato di più per originalità sono stati quelli femminili? (non sono di parte, sono la prima a cui piace la moda uomo e piace rubare capi dai vari guardaroba maschili).
Alla luce di questo sorge un’altra domanda. Siamo nel 21esimo secolo. O fate sfilare l’uomo o la donna. O unite tutti o nessuno. Perchè vi piace cosi tanto far venire il mal di testa al mondo intero e a chi ci lavora nel mezzo?
Vabè, detto questo comunque da Milano Moda Uomo, con un totale di 27 sfilate e 14 presentazioni non è che potessimo aspettarci granchè, ma l’animo generale è stato solo un tritare e ritritare i vari capi presi dall’armadio di una decade passata a caso, e buttarci su qualche pezzo streetwear, così, giusto per prendersi una fetta di mercato tanto in voga adesso e fare qualche soldino.
Non c’è nulla di male in questo, d’altronde tutto dobbiamo portare la pagnotta a casa. Quello che mi dispiace un pò è l’aver perso di vista uno stile e la voglia di voler raccontare al mondo qualcosa.
Si ecco cosa manca dietro ogni sfilata. Una storia. Una vera e propria storia.
Diciamo che l’unico brand che è riuscito a trasmettere un emozione è stato Prada. Chapeu.

Prada
Analizziamo i brand
L’unico che non ha preso una decade passata a caso, ma è andato direttamente a tritare l’uomo di Neanderthal dalla preistoria, l’ha messo elegantemente in ufficio e poi l’ha lanciato nello spazio è stato Armani con la linea Emporio Armani.
Ufficialmente, lo stilista l’ha presentata come una sfilata che dovrebbe segnare il cambiamento/ammodernamento dell’etichetta pur mantenendo le proprie radici.
Ok, ammetto che l’eleganza rimane pur sempre di moda nonostante il tempo. Ma seriamente, ogni volta, abbiamo bisogno di 140 uscite (non contando le tipiche uscite doppie o triple) di cui 135 pressoché uguali?

Emporio Armani
Fendi ed Ermenegildo Zegna sono ormai all’apice della noia. Quest’ultimo almeno ci ha provato a fare uno show un pò fuori dalle righe in stazione Centrale, ma altro non era che di fatti distogliere l’attenzione dai capi ed evitare l’effetto sonnifero. L’altro ci ha provato a dare un twist con un pò di grafiche, ma nel complesso il risultato è stato uno stile nonno con tanta nostalgia della giovinezza.

Fendi – Ermenegildo Zegna
Marcelo Burlon e Philipp Plein, che dire… boh, nulla da dire. Seriamente, non c’è nulla di cui parlare. Ho provato a sforzarmi, giuro, ma non ce l’ho fatta.

Marcelo Burlon – Philipp Plein
Neil Barrett e Versace invece avrebbero potuto benissimo sfilare insieme. Sono praticamente identici. Avrebbero risparmiato un sacco di soldi e fatto risparmiare del tempo a chi è dovuto correre da una sfilata all’altra.

Versace – Neil Barret – Versace – Neil Barret
N°21. Mi sembra più che esaustivo mettere una semplice foto. Vorrei solo ricordarvi un paio di dettagli: 2019, autunno/inverno. Chi vuol capire, capisca.

N°21
Ultimo, ma non per importanza, non sapevo che Dsquared2 avesse licenziato Dean e Dan per assumere lo stilista di Desigual. Eh, ci sono rimasta male, errore mio, la prossima volta mi terrò più informata.

Dsquared2
LARGO AI GIOVANI?
Largo ai giovani, si, ma non in questa sede a quanto pare, visto che ormai i cosiddetti “nuovi talenti”, di nuovo hanno solo il nome (e neanche più di tanto).
Anche loro, immemori del fatto che la moda nasce per DETTARE le regole, si lasciano trasportare dal dio denaro e dalla forte potenza del mercato oggigiorno piuttosto ignorante, che altro non fa che devastare e trascinare via qualsiasi forma di espressione e creatività.
L’unica cosa che riesco a vedere è solo un cane che si morde la coda.
Conclusione
Si ok “la moda è satura”, “ormai è solo un ritorno di stili” e blablabla, ma possibile che non siamo più capaci di esprimere qualcosa?
La risposta seguirà nella prossima puntata.
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