
#whatisfashion? – Prada spring-summer 2006
IL TERZO CAPITOLO DELLA CAMPAGNA DI SHOPenauer: LA MODA ATTRAVERSO LA FILOSOFIA (E IL MITO)
#whatisfashion?. Per la terza puntata Wait! e SHOPenauer coinvolgono il pensiero di Prometeo. In realtà questa figura antica non è legata strettamente alla filosofia. Infatti si tratta di un mito, greco per l’esattezza. Per capire esattamente cosa come si possa collegare a un approfondimento su cosa significhi il concetto di moda, è forse meglio rispolverare, brevemente, la sua storia. Il figlio di Giapeto e Climene, oltre ad avere ben cinque coppie di fratelli gemelli, è conosciuto ai posteri perché, tra tutti, era il più ribelle. Tanto da essersi scagliato contro il potere divino. La vicenda, infatti, narra che Prometeo abbia rubato il fuoco agli dei per darlo agli uomini, subendo così la punizione di Zeus che lo incatena a una rupe ai confini del mondo e poi lo fa sprofondare nel Tartaro, al centro della Terra.
Perché questo sacrificio? Per diversi motivi: si fidava più del potenziale umano che di quello abitante l’Olimpo; credeva in un’idea di progresso legata all’azione dell’uomo, nelle cui mani risiedevano gli strumenti per crearsi il suo destino. Ecco spiegato il significato del suo nome: Prometeo, infatti, significa colui che riflette prima. Quindi, anche se non può dirsi esattamente un filosofo, possiamo dire che il suo percorso mito lo avvicina parecchio alla categoria.

#whatisfashion? – Dior couture by John Galliano spring 1998
DOPO SCHOPENHAUER E BENJAMIN, COSA LEGA LA STORIA DEL RIBELLE ALLA MODA?
Il fashion è sinonimo di ribellione? Se sì, da cosa o da chi? Chi sono i protagonisti del settore che pensano prima, andando a ridefinire così il significato? In realtà c’è da dubitare che la moda venga presa tanto seriamente da pensare che qualche stilista sia disposto a farsi gettare negli inferi pur di renderla come vuole lui, o lei. Questo business viene preso sul serio, in realtà, ma con un approccio poco attinente alla creatività e alla qualità. E riguarda soprattutto figure come fashion addicted, influencer.
Negli anni Venti, Settanta e Novanta questo mondo di tessuti e forme ha visto dei Prometeo, i quali, per altro, non hanno dovuto subire il martirio del mito, anzi. Per citarne alcuni, che hanno cambiato anzi, rivoluzionato le regole, le proporzioni persino, si hanno: Coco Chanel, nota per aver tolto la donna dal corsetto e per aver sdoganato l’abito nero in occasioni diverse dai funerali; Yves Saint Laurent, la cui timidezza privata non contaminava l’estro creativo. Fu il primo a creare un’abito smoking per la donna; fu il primo a mandare le sue modelle con bluse trasparenti in passerella. Martin Margiela, John Galliano e Alexander McQueen hanno segnato gli ultimi due decenni. Il primo con il concetto di de-costruire gli abiti; il secondo apportando una visione estetica unica a un Dior stantio; il terzo è riuscito a emergere grazie alla sua rottura con i codici precostituiti.
Tra gli italiani c’è una donna: Miuccia Prada. Borghese di nascita e all’avanguardia per vocazione, la stilista ha usato le regole per bene del suo mondo e le ha trasformate in look sempre audaci, al contempo eleganti. Non ha paura di interagire con altre forme d’arte e impiega il suo potere per rendersi intellettualmente indipendente dal coro. Il quale spesso le fa eco, imitandola.

#whatisfashion? – Two looks from Maison Martin Margiela’s fall-winter 2000 show (Marina Faust)
#whatisfashion? LA CAMPAGNA DI SHOPenauer PROSEGUE
Il mito di Prometeo pare rispondere alla domanda su cosa sia la moda, non tanto con un affermazione perentoria, piuttosto con un suggerimento: osate, andate oltre quello che vedete in passerella, sui social. Create una moda – non moda, forgiatevi del vostro percorso e stile. E pazienza se gli dei vi puniranno, perché voi sarete entrati nella storia.
Se non vi fossero dello logiche finanziarie e di mercato a tappare le ali, l’invito di Prometeo sarebbe più che mai da accettare, soprattutto tra le nuove leve del settore. Peccato che chi osa oggi rimane sempre più di nicchia. Il punto, forse è capire se ne vale la pena di fare la rivoluzione oppure di seguire i famigerati trend e accontentarsi di essere uno tra tanti.
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