I Buena Vista Social Club intonano la vita di strada, le passioni notturne, la natura selvaggia. Il Che. Al Floridita l’architetto Ettore Sottsass beve un drink in compagnia di uno tra i più grandi scrittori del 900, Hernest Hemingway. Tutto scorre, così, in un flusso di immagini, sapori e vite complesse, non stereotipate: le mamas, intelligenti, belle, passionali, e ancora i suonatori di chitarra, sudati e poetici, i bambini che ballano con gli adulti un ritmo di suoni incalzanti, ipnotici e, infine, il paesaggio dipinto come cornice a un mondo unico, almeno fino a qualche anno fa. Ed è questo ritratto di Cuba che Kinloch interpreta sui suoi accessori realizzati per questa estate e pensati per essere senza tempo.
Far diventare un oggetto, un libro, una storia, un classico è difficile. Devono passare anni, decenni, prima che esso entri a far parte del culto di una nazione. Nel caso dell’isola caraibica, con le sue vicende socio-politiche e le iconiche proprietà culturali, è essa stessa a essere diventata una delle mete più ambite del secolo scorso, vuoi perché in un certo senso era proibitiva, vuoi perché, rispetto alla concezione europea-anglosassone, era un altro universo (e forse lo è ancora oggi), in cui la gente, nonostante le difficoltà e la repressione, sorrideva, sempre. Il marchio milanese, nato nel 2012 e sul mercato dal 2013, ripropone questi aspetti in una gamma di accessori che comprende i classici foulard, le pochette – elegantissime per la donna se usate come bandane e altrettanto chic per l’uomo se accostate a un blazer di lino -, i calzini dai motivi ironici, i costumi da bagno per lui – perfetti per un bagno a Cayo Largo dove vi approdò Cristoforo Colombo -, e, infine, i papillon e le cravatte per una serata formale all’Havana, senza però correre il rischio di annoiare e annoiarsi.
Prodotta interamente in Italia, a Como, la collezione fa della seta il suo elemento materico principale. Kinloch, amato soprattutto in Giappone, sta percorrendo un sentiero interessante, sicuramente alternativo rispetto all’attuale corrente della moda, in particolare modo dal punto di vista dello studio sulle stampe e la scelta di realizzare i suoi corredi nel distretto industriale della seta più importante del nostro paese. E se a questo si aggiunge un altro elemento rilevante, cioè l’imbastitura fatta completamente a mano, è possibile auspicare per Kinloch un futuro degno di nota, e, magari, un giorno lo si potrà definire un classico, proprio come l’isola che gli indigeni Taino chiamavano Cubao, ovvero dove si trova terreno fertile. E allora, Buen viaje!
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