Democrazìa dal greco δημοκρατία, è formata dalle parole δῆμος «popolo» e -κρατία «-crazia», forma di governo in cui il potere risiede nel popolo. Una parola che racchiude un concetto dato per scontato. Abituati a vivere nelle nostre bolle fatte di problemi per lo più superficiali e facilmente risolvibili ci dimentichiamo delle persone costrette a vivere in uno stato di reale impossibilità e capacità di esprimere anche solo un’opinione.
La storia ci insegna che quando si è costretti a vivere in un contesto che impone una verità assoluta piuttosto che lasciare libero il confronto e le opinioni diverse, uno dei modi per cambiare le cose sono le rivoluzioni. O quantomeno per provare a cambiarle.
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E la moda in tutto questo che ruolo può avere?
Può essere il veicolo attraverso il quale questa rivoluzione riesce a diffondersi in tutto il mondo. Un vestito o un’intera collezione diventano così il megafono di una persona che protesta per far valere la propria opinione.
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È quello che i pezzi del marchio Vetements per la collezione autunno/inverno 2021 vogliono fare: essere portavoce di una condizione sociale. L’effetto spray blu in diversi capi della collezione, secondo Guram Gvasalia, l’amministratore delegato di Vetements, rappresenta un riferimento alle proteste antigovernative a Hong Kong avvenute lo scorso anno. Un motivo grafico che ha suscitato non poche polemiche.
Una grafica stampata sui capi della collezione Vetements che richiama gli spruzzi d’acqua sparati dalla polizia sulla folla dei manifestanti e contenente del colorante blu che avrebbe identificato con più facilità le persone da arrestare in un secondo momento.
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Le critiche non sono mancate e molti hanno accusato l’etichetta di banalizzare le sofferenze dei manifestanti e dei prigionieri politici a scopo di lucro.
Lontano dal mondo della moda gli attivisti hanno criticato la mossa del brand in modo molto severo:
“È di cattivo gusto trasformare lo sconvolgimento politico e il dolore della gente in una dichiarazione di moda troppo cara. Fermare.” ha twittato l’attivista per i diritti umani di Hong Kong Sophie Mak.
Non si vuole polemizzare ulteriormente sulla scelta di Vetements, ma qui vogliamo sollevare un ulteriore domanda per far riflettere su questa vicenda.
Cos’è la moda se non quello che ci accade tutti i giorni?
Un modo per parlare, urlare e rappresentare la nostra realtà. Critiche a parte, il mondo del fashion non può fermarsi nella sua missione di denunciare quello che accade nel mondo. E se questo solleva critiche tanto meglio. Nel bene o nel male riuscire a far parlare di una situazione è già una grande vittoria per il mondo del fashion e per la nostra società.
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