Qualche mese fa mi sono imbattuta in un professore universitario svizzero, insegnava architettura e parlando, del più e del meno come si fa quando si sciorinano le nostri migliori armi, è venuto fuori che se non conosci Rem Koolhaas non sei nessuno. E io lo ammetto: qualche mese fa non conoscevo Rem Koolhaas.
Chi è? Cosa fa? Perché è così importante? Sono le domande che ci facciamo quando qualcuno ci dice che un personaggio ha davvero fatto la storia.
Rem Koolhaas è un architetto. Questa è la prima cosa che devi sapere se parli di lui. Architetto. Nel 2000 ha vinto uno dei premi più significativi che esistono per l’Architettura, il Pritzker Prize: un Nobel direi, se il parallelismo ci aiuta a comprenderne il valore.
Ma in realtà è l’attività di scrittura che penso renda Koolhaas quello che è: non solo qualcuno che sa fare qualcosa, attività se è per questo rara ma non rarissima, bensì qualcuno che oltre a saper fare, è in grado di spiegare al mondo il mondo come lo vede lui. È una dote quasi unica se ci si ferma due minuti a pensarci sù: magari qualcuno è bravissimo ad avere dentro un modo speciale di vivere la vita, lo spazio attorno a sé, la moda o la musica ma non è capace di dirlo, con le parole, a nessuno, nemmeno a sua madre.
Quindi, la seconda cosa che bisogna sapere su di lui è che un brillante giornalista e, un ancora più magnifico, saggista. I suoi libri più famosi sono Junkspace e Delirious New York e la lettura del primo è in grado di aprire la mente sulle modalità di interazione con lo spazio, con gli edifici e le concezioni più assurde persino a chi di architettura e spazio non si è mai interessato in vita sua. Rem Koolhaas, nel suo stile di scrittura, prende concetti difficilissimi e li scrive nero su bianco, come se fossero niente e, ad un tratto, ti appaiono chiare cose che fino a un attimo prima sapevi di pensare ma non eri in grado di esprimere. È un ‘teorico dell’architettura contemporanea’, a trecentosessanta gradi.

Ma è l’urbanistica il suo settore di specializzazione: tutto ciò che prevede dinamismo, persone, spazio e il movimento continuo senza sosta delle une all’interno dell’altro.
Dal 2011 collabora con Miuccia Prada all’allestimento delle sue sfilate: la moda, come lo spazio, è un campo in cui le persone si muovono e muovono a loro piacimento le apparenze del sé? Così, dietro le quinte di scenari fantastici e allestimenti emozionali, Rem Koolhaas, insieme allo studio OMA (l’Office for Metropolitan Architecture, lo studio di cui Koolhaas è socio, insieme altri otto importantissimi architetti, tra cui anche la celeberrima Zaha Hadid), studia e pensa come gli abiti della stilista verranno “messi in scena” nello spettacolo chiamato Settimana della Moda.
Nel 2011, in occasione della SS 2012, realizzò per Prada uno spazio metropolitano, pienamente nelle sue corde: una strada che le modelle percorrevano come donne padrone della città, immerse in un ambiente che ricordava i viali giganteschi e trafficati di Las Vegas, pieni di insegne al neon e macchine dalla vernice lucente, come le amate Bentley, Cadillac e Ford Coupé d’epoca.

Nella sfilata della Primavera – Estate 2015, lo spazio è diverso e letteralmente sembra intrappolare il pubblico, fermo immobile, costretto ad una sola visione: la moda ed il tacchettio veloce delle modelle, che stanno sfilando in una passerella quadrata che li circonda. Alle pareti prendono vita i murales, che danno un appeal urbano, contemporaneo e street alla sfilata.
Mentre, per fare un altro esempio utile, nell’Autunno/Inverno del 2015-2016, nella sfilata “Il Palazzo Infinito”, Koolhaas nasconde la sala dentro una serie di stanze, riprendendo il concetto di luogo-nel-luogo che abbiamo visto anche quest’anno, in occasione della sfilata Possible Feelings Autunno – Inverno 20212022.

Lo spostare continuamente le modelle in uno spazio nuovo, diverso dal precedente, spesso è anche accostato da una diversa dimensione degli ambienti: man mano che si procede, anche la sfilata si evolve, trasportandoci in spazi più piccoli ed intimi, oppure più ampi e impersonali.
I materiali, le dimensioni, i colori concorrono tutti al raggiungimento di un preciso obiettivo: il posto dove sei ha potere su di te. Ti cambia, ti influenza, per poco non è lui a decidere dove andrai.
Chiediamoci perciò se l’emozione più forte non venga provata proprio dai modelli che, quasi a loro insaputa, sono parte di un grandissimo esperimento assolutamente sperimentale che Koolhaas mette in scena per emozionare noi, fuori, seduti. Ma chi è dentro? E cammina e vive in prima persona quella matrioska assurda di stanze nella stanza? Di pieni e vuoti, di grandi e piccoli.
Per una volta nella mia vita, più che guardare, da seduta, quegli abiti che tanto fanno sognare vorrei essere uno dei modelli che corre, in quello spazio senza tempo e sentire cosa si prova a camminare in un mondo immaginato da Rem Koolhaas.

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