
Lipslut
Lipslut. Letteralmente: lip significa labbra, mentre slut donnaccia. Dall’unione di queste due parole nasce nel 2016 – appena dopo l’elezione di Donal Trump – il brand di rossetti fondato da Katie Sones, insieme ad altri jaded romantics, ossia dei nostalgici, stanchi della condizione politica e sociale del loro paese, gli Stati Uniti d’America.

Lipslut
La gamma di lipstick è interamente vegana e cruelty free, adatta quindi a tutti, senza fare distinzioni di credo o di gusto. E lo comunica in modo aperto, senza alcun tipo di censura, andando invece contro coloro i quali hanno sfruttato la loro condizione di potere per i propri interessi, e non solo economici. Nascono infatti i rossetti F*uck Hollywood, simbolo degli scandali sessuali avvenuti nell’industria del cinema, quelli dedicati al giudice della Corte Suprema USA Kavanaugh (gli ultimi realizzati), e – non poteva certamente mancare – il rouge à lèvres F*uck Trump, il primo a essere stato prodotto dal brand. Il packaging è pop: una scatola azzurra con il marchio scritto in nero su sfondo fucsia, ai lati è raffigurata la faccia del colpevole realizzata con l’estetica dei quadri dell’artista Roy Lichtenstein.

Lipslut
Etica e solidarietà sono le parole chiave di Lipslut. Non è un caso, infatti, che il motto usato dalla giovane azienda sia 50% towards charity, 100% against tyranny: per ogni prodotto acquistato la metà del suo valore va in beneficenza, a sostegno delle associazioni il cui scopo è prendersi cura dei parenti delle vittime del corteo neonazista a Charlottesville, o di combattere per i diritti civili, non più così scontati nel mondo libero.

Lipslut
Il brand, diventato un vero fenomeno di costume, conta ventimila seguaci su Instagram e numerosi editoriali sulle riviste patinate più influenti del mondo, Vogue compresa. In poco quasi due anni è riuscito a sensibilizzare un pubblico fatto di giovani consumatori, raccogliendo e donando duecento mila dollari, in appena diciotto mesi. E pensare che è nato tra i banchi del college, formule per idratare al meglio le labbra e la rabbia nel vedere i propri ideali di libertà e giustizia andare a pezzi.
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