
Abloh, a primo impatto, sembra tirare le redini di quella moda libera e anticonformista a cui ci siamo appassionati, per riportarci in una dimensione dove la democrazia sembra appropriarsi del suo ruolo di direttore artistico, a capo delle collezioni menswear di Louis Vuitton.


Una collezione dove lo streetwear “sembra” essersi ridimensionato in uno stile rigoroso. Da un primo sguardo, si potrebbe pensare a un lusso traghettato (nuovamente) verso il conformismo, dato il background solenne che rende tale anche la visione generale della collezione. Nondimeno, anche le silhouette sono più rigorose sembrano essere rispettivamente estranee a tutte le collezioni nate dalla sua ascesa nella maison.
Ma come sempre, sono i dettagli e il significato delle cose a fare la differenza in qualsiasi contesto.

Abloh vuole andare oltre gli stereotipi e ce lo dimostra con questa collezione che definisce “new normal” e con la quale ci suggerisce di non fermarci alle apparenze.
Un messaggio decisamente liberatorio, con cui il designer dichiara la sua intenzione nel rivedere il concetto di ‘moda elitaria’, soprattutto dopo un 2020 fatto sicuramente di difficoltà, ma anche di tanti tentativi e di nuovi presupposti verso una totale inclusività.
Proprio per questo, nella collezione ritroviamo molti dei dettagli estetici “marchiati” dal genio creativo Virgil Abloh, comprendendo appieno il contrasto fra ribellione e conformismo che da sempre distingue il designer.


Questa volta, i tessuti sono sicuramente il fiore all’occhiello della collezione, estranei da ordinarie monotonie, fra tessuti monogram spalmati su pelle e sulla gomma in versione 3D, un denim robusto e colori brillanti.




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