
Il sociologo Émile Durkheim
LA CAMPAGNA SOCIAL CONTINUA E SI ISPIRA ALLA TEORIA DELLA DEVIANZA PENSATA DAL SOCIOLOGO FRANCESE
#whatisfashion? va in Francia. Patria dell’Alta Moda con Parigi capitale. Luogo magico dove sarte e couturier realizzano abiti da sogno. Ma è anche la terra nativa di uno dei più importanti sociologi dell’Ottocento: Émile Durkheim (1858-1917). È vero. Le scorse puntate della campagna social lanciata da Wait! e Shopenhauer hanno avuto come protagonisti filosofi come Seneca, Prometeo e, ovviamente, Schopenhauer. Ma in fondo anche un sociologo è un pensatore, con la differenza che pensa in modo più scientifico rispetto ai primi. Basandosi soprattutto sulla società e il ruolo di chi la vive, ovvero noi, i cittadini. Del resto la domanda su cosa sia la moda è rivolta proprio alle persone quindi, perché non deviare un po’ dall’abitudine, dai classici del pensiero filosofico e citare un’altro approccio di pensiero? Ed è proprio il concetto di devianza che può contribuire alla discussione sul fashion.

Mini dress by Mary Quant
Facciamo un passo indietro. Secondo Durkheim ogni forma di devianza è solo una sfida alla repressione normalizzata dello stato. Ovviamente dal punto di vista sociologico. E cosa c’entra questo con il settore dell’abbigliamento, in tutte le sue sfaccettature? La storia della moda ha visto ciclicamente l’arrivo di designer ribelli, controcorrente, indipendenti – ed è in questo senso che qui si vuole intendere il senso di devianza.
Qualche nome può chiarire: l’eterna Coco Chanel, poi Yves Saint Laurent, Mary Quant, Vivienne Westwood, Karl Lagerfeld, Miuccia Prada, Martin Margiela, Hedi Slimane, John Galliano, Alexander McQueen. Questi creativi hanno rivoluzionato le passerelle e il modo in cui le donne e gli uomini (nel caso di Slimane soprattutto) li vestivano. Ancora oggi in alcuni casi. Tuttavia, nonostante fossero fuori dal coro, la loro grandezza era ed è talmente importante da aver dato vita a delle vere e proprie tendenze e modi di vestire: dal minimal al punk, al destrutturato, alla silhouette Slimane.

La silhouette Slimane in un look di Hedi Slimane per Celine
#whatisfashion? DALLA RIBELLIONE CREATIVA AL CONSUMO STANDARDIZZATO
E i consumatori acquistavano, sulla scia del gergo pop “va di moda”. Prada istituisce il nylon come concetto per le sue borse e zainetti, fatto, all’epoca, rivoluzionario, e tutti li vogliono. Quant introduce la minigonna, evento di importanza non solo estetica ma anche sociale (guarda caso) e ogni donna ne vuole indossare una. Nel momento in cui questi grandi stravolgimenti – almeno per quanto riguarda la moda e il concetto di creatività – vengono immessi nel mercato, pubblicizzati e raccontati dalla stampa, smettono di essere rivoluzionari, devianti rispetto a un modo antecedente di vedere il fashion. Tutti li vogliono e tutti cercano di accaparrarseli. Dal caos creativo al consumismo.

Prada nylon backback. Photo courtesy Prada
Il discorso sull’omologazione dei gusti passa da qui. Dalla devianza introdotta dall’autore, il quale, non a caso, teorizza anche sui tipi sociali. Questi tipi siamo noi e per crearci e definirci la sovrastruttura – lo stato – utilizza tra elementi: natura, numero e come questi due si combinano. Non suona come la vera e propria operazione di marketing fatta, oggi, dai grandi gruppi del settore? Del resto è sempre più evidente che una delle risposte possibili al quesito #whatisfashion? veda la nascita di due correnti: quella che segue la locomotiva dei gusti, capitanata dalle influencer e dalle campagne pubblicitarie, e quella di chi va per la propria strada, deviando da un percorso prestabilito e acquistando ciò che vuole, no matter what.
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