Ryoji Okada è uno di quegli artisti che difficilmente può essere definito in un solo modo. Una fusione di moda e spirito rock’n roll, l’equilibrio tra cultura orientale e stile occidentale.
Wait: E’ molto difficile riassumere la tua personalità poliedrica. Ti consideri un musicista, un editor, un designer o semplicemente un artista?
Ryoji Okada: Probabilmente “artista” è la definizione che mi rappresenta meglio. Ad ogni modo, ho sempre voluto essere un sognatore e un ribelle fino alla morte.
W.: Come sei arrivato nel mondo della moda?
R.O.: Fin dalla mia infanzia sono stato affascinato dal mondo della musica e, con il tempo, sono diventato uno di quei teenager che copiava le band Hair Metal e lo stile delle band rock giapponesi. Ovviamente, desideravo anche le chitarre, gli amplificatori, quegli effetti e, soprattutto, quello stile.
Ma dato che non avevo soldi sufficienti da spendere in vestiti nuovi e chitarre ecc, passavo la maggior parte del mio tempo nei negozi di abiti usati.
Poi ho trovato un lavoro part-time nel mio preferito. Quei vestiti vintage erano come libri per me, il mio primo contatto con il mondo della moda.
W.: Dove trovi l’ispirazione per le tue creazioni?
R.O.: Trovo ispirazione nella buona musica, nella bella architettura, nei vecchi libri e, qualche volta, in palestra. Quando mi alleno, la mia concentrazione aumenta.
W.: Spesso mischi fantasie camouflage, teschi e ragnatele con pregiati cashmere e tessuti italiani di eccellente qualità. La sperimentazione è decisamente una parte del tuo DNA…
R.O.: Esatto, la sperimentazione è una parte molto importante del mio DNA perchè sono un sognatore, un ribelle attratto dal lato selvaggio. Preferisco la complessità alla semplicità, mi piace la fusione degli opposti, in una sorta di “equilibrio dello squilibrio”. Difficilmente sono attratto dalle cose ordinarie.
W.: Sei una presenza ormai fissa di Pitti Immagine. Che feedback hai ricevuto? E qual’è il tuo rapporto con la moda italiana?
R.O.: Per due anni sono stato invitato ad esibirmi a Pitti con A WORKROOM by Ryoji Okada, in collaborazione con una azienda di moda giapponese.
Poi ho scelto di diventare un designer indipendente e per ora non espongo, mi sono recato solo per salutare i miei amici e clienti italiani e per comprare alcuni abiti da portare nel mio negozio LOUD GARDEN.
A Gennaio ho rinunciato a venire dato che, essendomi sposato a Novembre, sono stato molto occupato.
Per quanto riguarda il mio rapporto con la moda italiana, il legame più forte è sicuramente quello con i tessuti, ne utilizzo molti. Ho lavorato per il brand inglese Gives & Hawkes e ho avuto modo di visitare Idea Biella per molte stagioni. Amando molto la manifattura italiana, sono sempre alla ricerca di produttori nel vostro paese.
W.: In che modo la tua eredità culturale giapponese influisce sul processo creativo?
R.O.: Ho una profondo legame con l’ideogramma tokyota 粋 Iki, che significa intelligente, raffinato, misurato ed è legato a quell’atteggiamento considerato ideale nel periodo storico Edo/Tokugawa, tra il 1603 e il 1867.
Ci solo molto dettagli sartoriali Iki nelle mie creazioni.
W.: Il tuo showroom LOUD GARDEN, a Tokio, può essere considerate un progetto avantgardista dove la moda incontra la musica e le arti (scultura, interior design e cinema). Cosa significa per te innovazione?
R.O.: Per quanto mi riguarda, essere creativo è più importante di essere innovativo.
LOUD GARDEN non è solo uno showroom, ma anche un negozio, dove vendiamo prevalentemente il brand Ryoji Okada, sia sartoriale che prêt-à-porter.
Desidero trasformarlo in un crocevia di creatività.
W.: C’è qualche posto al mondo dove non sei ancora stato ma che ti piacerebbe visitare per trarne ispirazione?
R.O.: Mi piacerebbe molto visitare New Orleans e godere della sua fantastica musica. Specialmente durante il New Orleans Jazz & Heritage Festival!
W.: Secondo te, qual’è la città del mondo che meglio rappresenta l’eleganza maschile?
R.O.: Firenze durante Pitti Immagine Uomo. O la Londra degli anni ’30, sebbene quello stile fosse limitato alle classi alte.
W.: Dicci, qual’è il capo di abbigliamento che ogni uomo dovrebbe avere nel proprio armadio, a prescindere dal suo costo?
R.O.: Dipende dallo stile di vita, ma credo che nell’armadio di ogni uomo dovrebbero esserci prima di tutto dei capi classici.
Per esempio un cappotto Chersterfield di cashmere o lana pregiata, vari abiti monopetto a due bottoni di un tessuto compatto e raffinato, camicie con polsini alla francese, lunghi calzini neri, Oxford nere senza traforature ecc.. come in ogni cosa, il basico è fondamentale.
W.: Nel tuo sito web The Loudest Voice hai dedicato una sezione agli amici e alle celebrità che hai conosciuto durante i tuoi viaggi. Chi ti ha ispirato di più?
R.O.: Dennis Morris: è un maestro, un fratello e un amico molto importante.
John Malkovich: sono rimasto davvero sorpreso e onorato quando ha visitato il mio stand a Pitti e ne ha lodato la collezione!
Antonio Murr: è colui che per primo ha valorizzato il mio talento in Europa. Mi dà sempre validi consigli su come affermarsi nel sistema moda europeo.
W.: Se il brand Ryoji Okada potesse avere una celebrità che lo rappresenti, chi sarebbe?
R.O.: Leonard Cohen
Nick Cave
Zucchero Fornaciari
Jim Jarmusch
Cate Blanchett
LeBron James
W.: Qual’è la prima canzone che ti viene in mente quando ti concentri sul processo creativo?
R.O.: Ho più di mille candidati! Ne elenco solo i migliori dieci:
Dance Me To The End Of Love by Leonard Cohen
The Ship Song by Nick Cave And The Bad Sheeds
Hymns To The Silence by Van Morrison
Sweet Jane by The Velvet Underground
Gambler’s Blues by Otis Rush
Kiko And The Lavender Moon by Los Lobos
Yellow Moon by The Neville Brothers
The Bottle by Gill Scott Heron
Feel Like Rain by John Hiatt
Worry Not by Liam Ó Maonlaí
W.: Quali sono i tuoi piani per il futuro?
R.O.: Due o tre bambini, una villetta in periferia, una nuova auto… no scherzo!
Tornare il prima possibile come espositore a Pitti, lavorare con alcune aziende italiane. E un giorno vorrei aprire alcuni negozi in Europa.
https://www.youtube.com/watch?v=Jhoqu8uSj4Y
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