Non è certamente nuovo un brand di moda che tenta un approccio più sostenibile in termini di produzione. Ma è sicuramente inedito che un marchio del settore si organizzi in tal modo per quanto riguarda l’intera gestione della filiera, l’aspetto comunicativo e quello sociale, senza dimenticare la relazione trasparente con il cliente finale. Questa azienda è Ecoalf, nata quasi dieci anni fa a Madrid, in Spagna, da un’idea del fondatore Javier Goyeneche, il quale ci introduce al suo mondo – che dovrebbe essere anche quello di tutti noi – in questa intervista.
Javier, hai fondato Ecoalf nel 2009 con l’obiettivo di costruire un brand di moda, sia da uomo che da donna, i cui vestiti vengono prodotti nel pieno rispetto dell’ambiente. Dopo quasi dieci anni, quali sono gli obiettivi che hai raggiunto?
All’inizio il problema principale che abbiamo affrontato era l’offerta limitata e di scarsa qualità dei materiali riciclati, c’era poco mercato, e facevamo fatica a produrre. Investendo in ricerca e sviluppo e viaggiando nel mondo per identificare le risorse produttive ideali, abbiamo costruito con cura il progetto che è Ecoalf oggi. Ho trovato la necessità di iniziare a creare partnership con le fabbriche per sviluppare tessuti, rivestimenti, cinghie, etichette e corde utilizzando materiali riciclati. Attraverso l’integrazione della tecnologia innovativa volevo creare abbigliamento e accessori realizzati interamente da materiali riciclati, senza sembrare cheap nel look. La prima collezione, dopo anni di lavoro, è arrivata nei negozi a dicembre 2012! I nostri sforzi negli ultimi anni hanno dimostrato chiaramente che il riciclaggio si collega con la qualità e il design, portando ad un aumento della sensibilità su questo tema, portando le persone a capire che i rifiuti sono di fatto delle risorse naturali e con la stessa qualità. Oggi disponiamo di partnership in tutto il mondo (Taiwan, Corea, Portogallo, Messico, Giappone, Spagna, ecc.). Queste ci consentono di sviluppare continuamente tutti gli elementi necessari per la fabbricazione con materiali riciclati, tenendo conto del design e della qualità. Abbiamo sviluppato oltre 160 tessuti che utilizziamo per progettare le nostre collezioni. Stiamo aiutando a pulire gli oceani con il nostro progetto Upcycling the Oceans, iniziato in Spagna nel 2015, il quale si è ampliato in Thailandia. Ci stiamo espandendo a livello internazionale e stiamo aprendo il nostro flagship store a Berlino che aiuterà ad aumentare la consapevolezza del marchio e diffondere la necessità di proteggere il pianeta per le generazioni future.
Usate anche reti da pesca e bottiglie di plastica tra gli altri materiali riciclati, dove li trovate?
Dipende dal materiale, ma produciamo dove si trova il materiale riciclato, sia per una questione di vicinanza ma anche per essere coerenti con noi stessi e con l’ambiente, riducendo al minimo le emissioni di carbonio. Non avrebbe senso per noi trasportare residui in un altro paese, quindi produrre il tessuto in un altro luogo, quindi creare l’indumento da altre parti, ecco perché oggi Ecoalf ha oltre undici alleanze in tutto il mondo che ci permettono di sviluppare continuamente tutti gli elementi necessari per la fabbricazione con materiali riciclati. Ad esempio, troviamo reti da pesca in Corea, bottiglie di plastica a Taiwan. Le reti da pesca scartate, le bottiglie di plastica già utilizzate (PET), i pneumatici usurati, il cotone post-industriale e il caffè macinato diventano capi d’abbigliamento, costumi da bagno, scarpe da ginnastica e accessori. Ecoalf investe continuamente in sofisticati processi di riciclaggio per rimanere leader del mercato.
Come funziona il processo produttivo?
Solo attraverso processi altamente sofisticati e innovativi possiamo ottenere le texture che vogliamo.Tutto parte dal materiale. Ad esempio, utilizziamo le bottiglie di plastica recuperate, a cui segue un processo di pulizia. Dopodiché il pezzo viene trasformato in pellet utilizzando processi tecnologici sofisticati, come la polimerizzazione. Poi c’è la fase del filamento (lo spinning dei pellets) che trasforma il prodotto in veri e propri filati che permette confezionare completamente il capo. Oggi abbiamo sviluppato oltre novanta tessuti in PET riciclato.
Nonostante questi dettagli tecnici, ogni collezione sembra essere molto attraente, dal punto di vista esteico. Esprime un look molto chic e sportivo. Come lavora il team creativo?
Crediamo nella moda che fa la differenza, non si tratta solo di apparire belli, ma anche di fare ciò che è giusto e di sentirsi bene rispetto alle altre persone e al pianeta. Quando parli con il nostro team di stilisti, visiti i nostri negozi, tocchi i vestiti, guardi i nostri video, c’è sempre lo stesso tono di voce, autentico e umano. Fin dall’inizio di ogni processo trattiamo al meglio ogni dettaglio, dalla qualità della bottiglia di plastica usata dai pescatori alla “storia produttiva” di ogni indumento che è riportata sull’etichetta, sia che si tratti di un bomber che di un pantalone. I valori aggiunti del nostro marchio sono: la sostenibilità, l’innovazione e la moda. Siamo una piccola squadra ma tutti condividiamo la stessa missione e la nostra visione, che è creare la prima generazione di prodotti riciclati con la stessa qualità, progettazione e le proprietà tecniche dei migliori prodotti non riciclati, per dimostrare che non dobbiamo utilizzare le risorse naturali del nostro mondo in modo scorretto.
Il vostro manifesto sui cambiamenti climatici è piuttosto chiaro, ma è un dato di fatto che abbiamo già superato i limiti della sostenibilità del nostro pianeta. Cosa possiamo fare per sopravvivere in questa situazione?
Credo veramente che stiamo entrando in una era in cui si cerca di fare le cose giuste e con consapevolezza. Oggi la mentalità della gente sta cambiando e molte nuove aziende emergono cercando di fare le cose in modo diverso. Speriamo che in un prossimo futuro la nostra visione e gli sforzi possano essere d’incoraggiamento agli altri per muoversi sulla stessa linea: emergeranno etichette di moda più sostenibili, con un conseguente “compromesso” globale verso il riciclaggio e la sostenibilità. Pensate micro e agite macro.
Forse per questo nel giugno del 2017, la Fondazione Ecoalf ha annunciato un impegno di 3 anni per replicare Upcycling the Oceans, questa volta nel Sud-Est della Thailandia, che contribuirà a rimuovere i rifiuti dagli oceani e dalle isole di Phuket, Smaui, Tao, Samed e Napangha in collaborazione con le istituzioni thailandesi. Dopo quattro mesi, puoi vedere già qualche sviluppo o è troppo presto?
Il progetto “Upcycling the Oceans, Thailandia” durerà tre anni, dal 2017 al 2019: il primo anno si concentrerà sull’istruzione e promuoverà il concetto di turismo responsabile, in cui verranno svolte attività di gestione dei rifiuti come la raccolta, la segregazione e la trasformazione dei rifiuti di plastica. Le attività vedranno partecipi anche i pescatori e gli scuba subacquei che raccoglieranno rifiuti di plastica in mare, oltre che altri volontari i quali si occuperanno di farlo sulle spiagge. Il 1 settembre 2017, ha avuto luogo il primo evento ufficiale sull’isola di Samed e ha visto la partecipazione di un centinaio di subacquei, trecento volontari e la presenza delle autorità. Dopo cinque ore di immersione e di pulizia, sono state raccolte 0,7 tonnellate di spazzatura. Il mio sogno sarebbe quello di continuare a replicare questo modello in tutte le linee costiere del mondo.
Progetti futuri?
Abbiamo appena aperto il nostro negozio Flagship a Berlino, un modo per vedere come il brand si viene recepito dal mercato tedesco. Oltre alla Thailandia stiamo anche espandendo Upcycling the Oceans nel nord della Spagna. Ci sono poi parecchie collaborazioni interessanti per la prossima stagione.
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