Moda è anche consapevolezza. Di come va il mondo, si potrebbe dire, ma non solo. TVSCIA svolge una ricerca attenta e profonda del contemporaneo, lanciando un interessante sguardo al passato. Il risultato è l’archetipo di un’estetica essenziale ma studiata, conscia dei ritmi odierni. Il marchio nasce nel 2009 in Toscana da un’idea di Elisa Soldini e Lucia Padrini, entrambe designer.
Elisa, Lucia, TVSCIA è nato nel 2009 con l’idea di una moda pensata per una donna elegante, attenta ai dettagli ma con una spiccata personalità. Non una fashion victim. Questa femminilità, come si è evoluta in questi otto anni?
La donna TVSCIA esprime la propria femminilità, oggi come ieri, attraverso una personalità in cui convivono forza e delicatezza, femminilità e mascolinità, poesia e contemporaneità. Con il passare degli anni è rimasta fedele a se stessa, ponendo sempre più l’attenzione sui dettagli, una femminilità che si è fatta ancor più sensuale e distinta. La visione non è cambiata, piuttosto è cambiato l’approccio a essa. Crediamo ugualmente nella spiccata personalità di ogni donna, al di là delle mode del momento. Forse però, dopo tanti anni di duro lavoro, abbiamo imparato a giocare con il rigore che ci ha sempre contraddistinto, identificando la nostra visione anche in maniera più fresca.
Un altro tratto caratteristico del vostro stile è l’uso di una palette di colori molto omogenea: nero, grigi e ogni tanto qualche tonalità di bianco. Una scelta che, sebbene sia già stata fatta da stilisti come Yamamoto, è certamente audace, oserei dire radicale, in questi ultimi anni in cui è la tonalità “arcobaleno” a essere protagonista. Qual è il senso di questa decisione?
Per noi la scelta del nero e delle sue sfumature fa parte di una poetica che va oltre il tempo. L’assenza del colore, in qualche modo, troviamo sia liberatoria, concettualmente la sintesi di tutti i colori del mondo sovrapposti. Tuttavia La scelta della palette, per un designer, è una decisione che si rinnova di stagione in stagione, e quindi lo sviluppo di nuovi accostamenti e nuove nuance fa parte di un processo creativo sempre in evoluzione. È vero che TVSCIA nella maggior parte dei casi ha usato i “non colori”, ma è anche vero che il suo aspetto femminile la porterà a desiderare di confrontarvisi così come, a piccoli tocchi, ha già fatto in alcune collezioni passate. Non siamo affatto contrarie al colore, allo smembramento della sintesi del nero, lo dimostra il nuovo progetto al quale stiamo lavorando. Il colore prende l’energia di chi lo indossa e di chi lo propone. I toni che scegliamo e sceglieremo di inserire, inevitabilmente finiscono con l’appartenerci. Pensiamo di voler rimanere rigorose, ma non radicali: l’essere radicali e non mettersi in discussione troviamo sia uno dei mali peggiori dei nostri tempi.
Per la collezione dedicata al prossimo autunno vi siete ispirate allo stile degli anni 20 e 80. Quali sono gli elementi in comune di questi due decenni e sono questi che avete deciso di riportare sui vestiti o, invece, avete scelto di sottolinearne le differenze?
Una delle caratteristiche di TVSCIA è proprio l’essere “estrema” e anche in questo caso abbiamo voluto far convivere due periodi che sono stilisticamente piuttosto diversi, gli anni 20 e gli anni 80. Da un lato la femminilità androgina della donna anni 20, in cui troviamo linee che si appoggiano delicatamente mettendo in evidenza un corpo longilineo, dall’altro volumi e tagli asimmetrici per osare e sperimentare, come negli anni 80. Ci incuriosisce sempre il gioco degli opposti, mettere in evidenza le differenze e vedere che dall’unione di due realtà apparentemente distanti, può nascere qualcosa di unico e interessante.
Tvscia è sempre stato un marchio attento al mercato della moda ma sempre, in qualche modo, esteriore ad esso. Con la lucidità che ne deriva, come vede oggi questo ambiente, soprattutto in relazione a chi come voi produce ancora in Italia?
Abbiamo una visione ben precisa di questo mondo, il nostro lavoro ci appassiona e ci sentiamo più vicine al concetto di fare moda di molti anni fa, quando ancora lo stilista e il suo lavoro avevano un valore. Oggi purtroppo viviamo una realtà completamente diversa: è l’epoca del consumismo e dell’improvvisazione e per tanti come noi, pensiamo sia motivo di frustrazione. Abbiamo creduto fin dal principio che creare un brand italiano, prodotto in Italia, fosse un punto di forza, una missione che dovevamo anche al nostro bel paese, ma è diventato veramente troppo difficile. Essere un “outsider” è un lusso per pochi, la competizione è tanta e il mercato è saturo; a questo punto ciò che fa la differenza è probabilmente il potere economico. Ci rendiamo conto che dovresti dare al mercato ciò che chiede, lo dovresti capire e assecondare per creare un business interessante e questo è ciò che spesso svilisce la figura del creativo in un momento come questo in cui vince il fast fashion. Bisognerebbe rieducare la società al valore delle cose, a capire ed apprezzare veramente ciò che si compra, interrompendo questa sindrome da consumismo compulsivo.
Progetti per il futuro?
Fare troppi progetti per il futuro, in passato ci ha rallentato impedendoci di vedere bene il presente, mentre adesso stiamo vivendo una fase, di fermento. Abbiamo imparato a giocare con il rigore e questo ci ha permesso di avere una visione anche più fresca dei nostri capi iconici: nasce cosi KIMO NO-RAIN, un progetto che reinterpreta uno dei nostri best seller in una visione più streetwear e… più colorata! KIMO NO-RAIN sta avendo un buon successo; siamo molto contente di come il mercato lo sta recependo. Abbiamo voluto sfidarci e riuscire a rimanere “TVSCIA” anche attraverso un progetto più easy.
ph courtesy: TVSCIA
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