Il Mediterraneo è da sempre un luogo dove diverse identità si fondono creando, appunto, la cultura mediterranea che, per il suo tile di vita è apprezzata (e invidiata) da tutto il mondo. La regina di questo mode de vie è l’Italia, in particolare quelle regioni da cui questa cultura del sé si è generata: quelle del sud, tra cui la Campania e Napoli in particolare. Ed è qui che nasce, nel 2010, dall’estro creativo delle sorelle Dafne e Ivana, nada for nada. Un brand che rievoca l’identità più vera e intima di quella regione, esprimendola attraverso opere artistiche come il gioiello Vulcano, pezzo cult del marchio partenopeo.
Wait! Fashion incontra Dafne.
Dafne, qual è stata la motivazione che vi ha portate a chiamare il vostro marchio di gioielli nada for nada?
Il nostro marchio nasce dall’acronimo dei nostri nomi, dall’incontro di due diversità, di due percezioni e dall’unione di due donne.
Come realizzate l’idea di un gioiello che avete in mente? Fate delle ricerche a priori?
Ci lasciamo attraversare dalle cose che abbiamo intorno, che richiamano a loro la nostra attenzione. Le tratteniamo per un po’ e quando le rilasciamo mettiamo su carta le suggestioni che ne sono scaturite, in un modus operandi fluido dove si fonde istinto e tecnica e dove coincide la sintesi. L’elaborazione di un progetto è un momento magico: ti dedichi ad una forma, ad una particolare curva e quella ti si presenta innumerevoli volte facendoti visita in molti momenti della giornata. È come dare visione al pensiero, farlo materializzare, dalla vita prima ancora che dal metallo.
Qual è il gioiello che più rappresenta nada for nada e qual è la sua storia?
Sicuramente “Vulcano”. Questo è un gioiello che continua ad avere sempre più consensi, forse perché si lega all’identità stessa di un luogo, di una città, la nostra. Un disegno efficace, un vulcano con una spirale al suo interno che oltre a sintetizzare l’essenza di un territorio esprime il significato di un segno: ci sono dei simboli che ci appartengono da sempre, come i nomi che portiamo e le forme che creiamo, sedimentate in noi e quando fuoriescono riprendono respiro in una nuova forma. Vulcano è stato prima ciondolo, poi orecchini, poi anello e poi scultura, è uno di quei progetti di cui andiamo fiere, ci onora averlo disegnato. È piacevole toccarlo, seguire con le mani i suoi movimenti e vedere il proprio riflesso sulla sua superficie a specchio. Una superficie che ti deforma, ti destruttura, ti fa riconoscere.
Il gioiello contemporaneo, d’autore, non è spesso di facile interpretazione e uso. Quali sono i limiti che lo contraddistinguono e possono essere questi, invece, dei punti di forza?
Sì, il gioiello contemporaneo spesso non permette una facile lettura in quanto si discosta da ciò che è immediatamente riconoscibile; però è anche vero che c’è sempre un contenuto che rinvia a dei significati e spesso sono gli stessi che hanno mosso la mano dell’autore. Il contenuto ha a che fare con le emozioni e queste trovano una via più facile per raggiungere il cuore di una cosa. Questo tipo di gioiello può costituire uno stimolo nel gioco di interpretare una determinata forma. Ti permette di accogliere un oggetto e non costringerlo ad una visione univoca statica e banale. Concede la possibilità di immaginare, di farti soffermare per un istante, per pochi minuti o per tutte le volte che lo trattieni nelle mani ed entrare in contatto con esso, là dove accade qualcosa.
Progetti futuri?
Al momento ci sono due progetti: uno pronto per partire in attesa di un via e riguarda l’elaborazione di due gioielli “Elba”, tesi a sviluppare il tema del viaggio attorno alla figura di Napoleone al suo esilio elbano. Interessantissimo progetto, nato dal metodo di rigenerazione territoriale, turistica esperenziale creato dal gruppo di ABOUT. Il secondo lavoro al quale ci stiamo dedicando, a cui teniamo particolarmente è “Exa” una creazione che si lega alla femminilità con numerosi simboli al suo interno che rimandano tutti al valore profondo dell’essere donna. Ritornano i simboli: evidentemente abbiamo bisogno di essi per “mettere insieme” le parti di noi stesse.
ph courtesy: nada for nada
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