• 11 December 2010
    OVOJO PROJECT & OVOJO CONTEST

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    Ovojo è un progetto estremamente interessante e che secondo me avrà molto futuro. Si tratta di un sito che cataloga tutti i migliori store fisici e online (oltre 1300 per ora!), con un’accuratissima e completissima selezione per brand (più di 1800!). Così se cercate un certo marchio o prodotto, potete scoprire chi lo vende…e trovarlo più facilmente.

    Ora scriviamo anche perchè Ovojo ha lanciato il suo primo contest….in collaborazione con Asos. Partecipando via Facebook o Twitter potete vincere un buono acquisto da 45 sterline da spendere sul famoso sito inglese.  Buona fortuna!

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    Ovojo is an fresh exciting project that I think will have much future. This is a site that lists all the best physical stores and online shops (more than 1300 by now!), with a careful and very complete brand selection (more than 1800!). So if you are looking for a certain brand or product, you can find out who sells it … and find it more easily.

    Now we write also because Ovojo launched its first contest… in collaboration with Asos. Participating via Facebook or Twitter you can win a £ 45 voucher to spend on the famous english site. Good luck!

    Marky

    Commenti (0) Advertising & Marketing, Events, Web&Co.

    01 December 2010
    ANNA DELLO RUSSO, THE FRAGRACE – BEHIND THE SCENE. COMING SOON ON YOOX.COM

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    Dolce come un biscotto, scintillante come l’oro: la prima fragranza di Anna Dello Russo verrà lanciata fra qualche giorno, in esclusiva su yoox.com. Un’essenza unica, giusto in tempo per Natale, un regalo speciale a yoox.com e a tutti i suoi fan più devoti.

    Anna, oltre che un’esperta di stile, è una vera star, tutti i magazine parlano di lei, della sua passione per la moda, l’oro e le sue innumerevoli paia di scarpe. Da quando la notizia del profumo è apparsa su numerosi blog e confermata poi da Women’s Wear Daily, e tutti vogliono saperne di più. Cosa sappiamo per ora? L’essenza profuma di vaniglia, la boccetta è a forma di stiletto, luccica più dell’oro e si può usare anche come addobbo natalizio. Ecco il video di presentazione della collaborazione. Stay tuned!

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    Sweet as a biscuit, glittering like gold, the first fragrance by Anna Dello Russo will be launched in a few days, exclusively on yoox.com. Unique essence, just in time for Christmas, a special gift to yoox.com and all his most devoted fans.

    Anna, as well as an expert on style, is a star, all magazine talking about her, her passion for fashion, gold and her countless pairs of shoes. Since the news of the fragrance has been featured on numerous blogs and then confirmed by Women’s Wear Daily, all want to learn more. What we know now? The essence of vanilla scent, the bottle is shaped like a stiletto, glitters and than gold and can also be used as Christmas decorations. Here is the video presentation of the collaboration. Stay tuned!

    Lisa

    Commenti (0) Accessories, Web&Co.

    14 October 2010
    PIAZZA SEMPIONE P/E 2011 EXHIBITION EVENT

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    Piazza Sempione, brand che coniuga perfettamente tradizione e innovazione, artigianalità e nuove tecnologie per la creazione di un prodotto unico, ha lanciato da poco un sito nuovo e interattivo, perfettamente in linea con la visione del brand. piazzasempione.com propone una tecnologia estremamente nuova per il settore moda: una piattaforma perfettamente integrata con i social network, che prevede la creazione di una community online Piazza Sempione. Non solo gli abiti della collezione, ma shooting, eventi, reportage, fotografie, e chi più ne ha più ne metta.

    Per l’inaugurazione del sito e la presentazione della P/E 2011, Piazza Sempione ha organizzato a Milano, durante la settimana della moda, un evento unico, in cui arte, buona musica, e design si sono uniti alla perfezione con le collezioni, in una commistione di suggestioni e stili davvero riuscita. Wait! vi presenta in anteprima il video realizzato durante la serata. Tutto da guardare.

    ENGLISH VERSION AFTER THE JUMP!

    Leggi il resto »

    Lisa

    Commenti (0) Brands & Designers, Events, Web&Co.

    12 October 2010
    “I LOVE USA” – HEDI SLIMANE IN ESCLUSIVA SU THECORNER.COM

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    Oltre a proporre designer d‟avanguardia, thecorner.com promuove l’arte e la incoraggia, collaborando con i creativi internazionali più talentuosi in un percorso che attraversa moda, arte e musica.

    La seconda edizione della serie “fashion film” – un progetto video-fotografico esclusivo – coinvolge il designer Hedi Slimane. Intitolato “I LOVE USA”, questo film segue “Portent”, girato lo scorso anno in collaborazione con il fotografo visionario Nick Knight e SHOWstudio. E’ la visione idealistica degli Stati Uniti di Hedi Slimane, rappresentata attraverso la lente dello stile di vita idilliaco della California. La premessa è semplice: Sidney e Wolf sono due adolescenti che s’incontrano per la prima volta a Venice Beach. Questo video esclusivo evidenzia la semplicità e l’innocenza di Sidney e Wolf e riprende il tema ricorrente che ha reso il designer famoso in tutto il mondo: ritratti di una generazione in cui la bellezza diafana di Sidney e la silhouette di Wolf ricreano l’atmosfera emozionale e intima di una coppia adolescente californiana.

    “I LOVE USA” sarà disponibile solo su thecorner.com dal 10-10-2010.

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    In addition to proposing avant-garde designers, thecorner.com promotes the art and encourages international cooperation with the most talented creative through fashion, art and music. The second edition of the series “fashion film”- an exclusive photo-video project – involving the designer Hedi Slimane. Titled “I LOVE USA”, this film follows “Portent”, filmed last year in collaboration with the visionary photographer Nick Knight and SHOWstudio. It’s an idealistic vision of the United States by Hedi Slimane, represented through the lens of the idyllic lifestyle of California. The premise is simple: Sidney and Wolf are two teenagers who meet for the first time at Venice Beach. This exclusive video shows the simplicity and innocence of Sidney and Wolf and takes up the theme that made the designer famous around the world: portraits of a generation where the diaphanous beauty of Sydney and the silhouette of Wolf recreating the emotional and intimate atmosphere of a teenage couple in California.

    “I LOVE USA” is only available on thecorner.com since 10/10/2010.

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    Lisa

    Commenti (0) Web&Co.

    07 October 2010
    ANCHE SE NON VINCIAMO… TU VINCI!

    UPDATE! Dal Facebook di H&M ci avvisano che le votazioni sono conluse. Concludiamo quindi anche noi (ore 16.50) il contest. Aspettiamo la proclamazione del vincitore.

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    Ci avete commosso, travolto di voti, messaggi e stima! Per questo vogliamo premiarvi comunque! E ORA LANCIAMO LA VOLATA!

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    Forse noi non vinceremo, ma COMUNQUE VADA VOI avete già vinto. Sì, avete capito bene.

    Wait! regalerà IN OGNI CASO le t-shirt Byg Bang a chi ci ha sostenuto di più, votandoci e coinvolgendo 10 amici nell’H&M-Lanvin blog contest.

    E’ il nostro modo di dirvi GRAZIE!!!!

    E SE VOLETE VINCERE LA T-SHIRT E SOSTENERCI POTETE ANCORA FARLO!!! MANCANO POCHE ORE!!!

    A- Cliccate sul banner o su questo link: http://apps.facebook.com/voteformyblog/vote.php?id=286

    B- Mandateci via e-mail a wait.magazine@gmail.com il vostro nome, indirizzo, taglia e l’elenco dei 10 amici che ci hanno votato (nel votare va selezionata l’opzione ‘condividi’ per rendere pubblico il voto sulla bacheca e consentirci di verificare la veridicità dei voti).

    VAAAAAAI CON LA VOLATA.


    Marky

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    20 September 2010
    H&M BLOG COMPETITION – VOTE FOR WAIT!FASHION

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    H&M lancia un interessante concorso per premiarei blog di moda più seguiti di tutto il mondo. La domanda è semplice: “Qual’è il vostro blog di moda preferito?”. Se la risposta è Wait!Fashion non aspettate e cliccate qui in alto o sul banner a destra e regalateci il vostro voto. Dimostrateci il vostro affetto, e ci permetterete di pubblicare, in anteprima assoluta, una prewiew della collezione Lanvin H&M. Se apprezzate il nostro lavoro è il momento di dimostrarlo!

    H&M launches an interesting competition to reward the most polular fashion blogs all over the world. The question is simple: “What is your favorite fashion blog?”. If the answer is Wait!Fashion don’t wait and click on the banner above or on the one on the right given to us your vote. Show us your love, and allows us to publish a preview of the Lanvin for  H&M collection. If you appreciate our work is the time to prove it!

    lanvin

    Lisa

    Commenti (0) collaborazioni, Events, Web&Co.

    02 September 2010
    YOOX ♡ YOU… TRY THE FREE STANDARD SHIPPING

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    Yoox vi ama… E quale modo migliore per dimostrarlo di un regalo? Sì, Yoox (per un periodo di tempo limitato) vi offre la “spedizione standard gratuita” sui prodotti in saldo e anche sulle nuove collezioni. Se siete già clienti è il momento di approfittarne, e se non lo siete quello di fare il “grande passo” e provare.

    Yoox vi ama, parola di Wait!

    Yoox loves you … And what better than a gift to prove this love? Yes, Yoox (for a limited period) gives you a “free standard shipping” for the products on sale and also on new collections. If you are already a customer it’s time to take advantage of it, and if you’re not it’s the moment to do the “big step” and try.

    Yoox loves you, trust us!

    Lisa

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    05 July 2010
    PIMP YOUR TIMEX80!

    Da oggi è possibile creare e personalizzare il proprio TIMEX 80 con un semplice click. Basta accedere al sito www.timex80.com ed entrare nella sezione MY TIMEX: in modo facile e immediato si può customizzare il modello CLASSIC in plastica, divertendosi nella scelta dei colori della cassa e delle due parti che compongono il cinturino.

    Se poi il risultato vi piace potete acquistarlo sul serio, direttamente dal sito. Cosa volete di più?

    Now you can create and customize your TIMEX 80 with a simple click. Access the site www.timex80.com and enter in the section  MY TIMEX: easily and immediately you can customize the CLASSIC model in plastic, choosing the color of the case and the two parts of the strap.

    And If you like the results you can buy your Timex directly on the site. What more do you want?

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    Lisa

    Commenti (0) Accessories, Watches, Web&Co.

    30 June 2010
    NO TURNING BACK! T-SHIRT

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    E’ tanto, troppo tempo che non parlo di Digital Gravel, lo store online americano indipendente di t-shirt che ha regalato sempre cose clamorose e che ha fatto nascere tanti brand e dato visibità ad artisti oggi famosi.

    Oggi torniamo a parlare di Digital Gravel con questa nuova seriata di tees di No Turning Back.

    Facciamo un bel nodo al fazzoletto, e cercheremo di parlar e più spesso dello store.

    MAC ENGLISH. Such a long time, too much time, we don’t talk about Digital Gravel, the independent e-shop of tees, wich as always suprised us with new brands, upcoming talents… So many labels and young artists have been launched by the shop.

    Today we are happy to speak again about the store… we just received the news of these No Turning Back tees. Amazing.

    Our promise is to keep in mind Digital Gravel, and to come back more often to speak about it.

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    Marky

    Commenti (1) T-shirts, Web&Co.

    28 March 2010
    Così i signori della moda aiutano i clandestini e fanno fallire gli italiani

    Questo articolo è stato pubblicato su Il Giornale. L’autore è Stefano Lorenzetto.

    Ne pubblico una parte, ma per leggerlo intero (lo consiglio vivamente) cliccate qui.

    Purtroppo non si tratta di un episodio isolato, ma di una situazione endemica. Credo che debba essere da punto per molte riflessioni.

    Così i signori della moda aiutano i clandestini e fanno fallire gli italiani

    Giancarlo De Bortoli costretto a chiudere l’azienda, svela i segreti dei grandi stilisti: “Mi davano 24 euro per una camicia e 40 per un abito. Venduti in boutique a 490 e 890″

    Lo chiamano made in Italy, ma è più sfatto che fatto. Diciamo pure marcio.
    In cima alla scala ci sono i signori della moda. Venerati e intoccabili: ci mettono la faccia. Un gradino sotto stanno i terzisti. Carne da macello: ci mettono il sangue.

    Giancarlo De Bortoli, 61 anni, titolare della Herry’s confezioni di Pramaggiore, dove il Veneto sfuma in Friuli, era un terzista. Lo hanno vampirizzato: «Sto portando i libri in tribunale. Il mio mondo finisce qui. Avrei dovuto smettere prima. Ho resistito fino all’ultimo per le dipendenti, che erano la mia famiglia. È stato tutto inutile. Sia ben chiaro: non è colpa né del governo, né delle banche. Sono stati gli stilisti a strangolarmi, lentamente ma inesorabilmente. E allora mi sono detto: dichiara fallimento da solo, Giancarlo, cadi con onore, non farti mettere i sigilli di ceralacca dall’ufficiale giudiziario».


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    De Bortoli un fallito? Com’è possibile, in nome del cielo? Sa fare come pochi il suo mestiere, ha sempre sgobbato 12 ore al giorno, praticava prezzi concorrenziali, era arrivato a produrre 20.000 capi l’anno, non contraeva debiti, non s’è arricchito, era oculato, pagava regolarmente gli stipendi, versava i contributi previdenziali, non evadeva le tasse, nello stabilimento aveva messo per le sue operaie il climatizzatore e l’impianto stereo. Che altro ancora si può chiedere a un imprenditore? Spiegatemelo voi.
    Io lo conoscevo bene Giancarlo De Bortoli. Era uno dei migliori su piazza, fidatevi. Faceva le camicie su misura persino per i 9 piloti della flotta aerea privata dei Benetton. Pochi riuscivano a lavorare la seta, il raso, lo chiffon, la crêpe georgette come lui. Ma nessuno doveva sapere che dalla sua fabbrica uscivano i capi d’alta moda per signora con cucite sopra le etichette delle più grandi maison d’Italia: Gucci, Prada, Max Mara, Miu Miu, Etro, Sportmax, Costume National, Duca d’Aosta, Cividini. E poi Giorgio Armani: «Ho dovuto comprare sette tenaglie per spezzare nei punti di cucitura le perle che ricoprivano una sua giacca». E poi Valentino: «Trecento pigiami ordinati attraverso il maglificio Nigi di Mogliano Veneto, eh sì, c’è anche il terzista del terzista». E poi le sorelle Fendi: «Duecento tailleur tempestati di paillettes, il solo pantalone sarà pesato 10 chili». E anche griffe straniere, perché in fatto di contoterzismo tutto il mondo è paese: Emanuel Ungaro, Apara, Strenesse, Tse cashmere. «Ho prodotto camicioni per conto di Stella McCartney, figlia di Paul, il cantante dei Beatles, la stilista che ha fatto l’abito da sposa di Madonna. Ma la casa per cui ho lavorato di più in assoluto è stata Jil Sander. Per una decina d’anni la fondatrice, Heidemarie Jiline Sander, da Amburgo mi mandava l’ordine per le camicie che indossava lei stessa, i suoi stampi erano conservati qui da me in azienda».

    Io lo conoscevo bene Giancarlo De Bortoli. Ma ora non lo riconosco più. La barba di un giorno, gli occhi arrossati, la voce tremante. «Ti vengono strane idee. Se non fosse per mia figlia e per le mie due nipotine…», e la mente va allo stilista inglese Alexander McQueen, già pupillo di Romeo Gigli e Givenchy: «Gli fornivo le camicie. Avrebbe compiuto 41 anni fra qualche giorno. È morto a Londra l’11 febbraio scorso. Suicida». Dall’estate del 2008 sono ben 13 gli imprenditori veneti che si sono ammazzati dopo aver visto naufragare la loro azienda: quasi uno al mese.

    Maledetto il giorno in cui De Bortoli diede retta al padre Antonio, che aveva visto emigrare verso la Svizzera tutti i suoi figli. «Ero elettrotecnico alla Brown Boveri di Baden, stipendio ottimo. Papà mi telefonò: “È mai possibile che di tre figli debba morire senza averne almeno uno qui vicino a me?”. Tornai a Motta di Livenza. Era il 1968. Sposai Maria Paola. Entrai nel ramo tessile con un amico. Volevo chiamare la nostra azienda Harry’s, in onore di Ernest Hemingway, assiduo frequentatore dell’Harry’s bar di Venezia. “No, no, Arrigo Cipriani ci fa causa”, obiettò il mio socio. E all’ultimo momento infilò nel marchio una “e” al posto della “a”, Herry’s». Ben presto Giancarlo e Maria Paola subentrarono all’amico. Avevano due laboratori: lei abiti da donna, lui camicie. «È morta nel 2004. Ho assorbito l’intera produzione nella mia azienda, come Maria Paola avrebbe desiderato. Negli anni d’oro eravamo arrivati a 97 dipendenti, tra fissi e occasionali. Ho chiuso che mi restavano solo 24 collaboratrici, tutte anziane».
    Un solo errore ha commesso De Bortoli: s’è accorto troppo tardi che giù, in fondo alla scala, ci sono scantinati e garage brulicanti di terzisti extracomunitari che impiegano schiavi, per lo più clandestini, «gente che ai re Mida dell’ago e filo fornisce un paio di jeans a una cifra oscillante fra i 4 e i 6,50 euro, quando il prezzo minimo, per chi lavora con tutti i crismi, non può mai scendere sotto i 25-30, gente che per una camicia accetta 16-22 euro, mentre a me ne costava non meno di 30-36. Non la vinci, non la puoi vincere, una concorrenza così sleale, fuori da qualsiasi regola».

    Oportet ut scandala eveniant. Adesso che De Bortoli ha dichiarato fallimento, il fenomeno sommerso affiora sulle prime pagine dei giornali veneti. «Daremo la caccia ai committenti italiani dei laboratori cinesi non in regola: questo non è affatto made in Italy», promette Carmine Damiano, questore di Treviso. «Provare un collegamento diretto è difficile: nessun committente affida direttamente i propri lavori, ma si avvale di contoterzisti a cui fa firmare un contratto di fornitura che vieta il subappalto», avverte il colonnello Claudio Pascucci, comandante della Guardia di finanza.
    È così, De Bortoli?
    «Certo i signori della moda non sono fessi e sanno come cautelarsi da ogni genere di responsabilità in caso di violazioni lungo la filiera produttiva. Come ha dichiarato il colonnello Pascucci, in linea teorica e da un punto di vista etico chiamare in causa il committente è logico, ma provarne le colpe è quasi impossibile, perché le leggi in materia sono “troppo morbide e facilmente aggirabili”, parole sue. Io comunque sto ai fatti».
    E i fatti quali sono?
    «Che nel 2009 in Veneto sono falliti 240 laboratori tessili. Che nello stesso anno la Guardia di finanza ha scoperto quasi 600 operai irregolari nel solo Trevigiano. Che il responsabile tecnico di una grande griffe alla vigilia della ricorrenza dei defunti mi disse: “Sa, De Bortoli, lei è un privilegiato, perché in giro troviamo chi ci fa il suo lavoro per 5 euro e ce lo fa anche bene”».
    Alcune case di moda potrebbero ignorare che i loro vestiti vengono subappaltati a laboratori clandestini.
    «Va bene, ammettiamo che sia vero. Anch’io, in fin dei conti, per salvarmi mi sarei potuto rivolgere a qualche sfruttatore all’insaputa dei committenti. Ma quando un celebre stilista impone prezzi assurdi, all’insegna del “prendere o lasciare”, sa in partenza che servono gli schiavi, non può ragionevolmente ritenere che un imprenditore italiano in regola con le leggi sia in grado di lavorare a quelle condizioni. Prova ne sia che io sono fallito. E questa a casa mia si chiama responsabilità morale».
    Le aziende devono badare agli utili, si sa. Proprio per non finire come la Herry’s.
    «Sì, ma dev’esserci una misura anche negli utili. Guardi questa scheda: è per un abito foderato di Jil Sander, stagione 2010. Cuciture aperte, cuciture chiuse, pince, orli ripiegati, orli riportati, orli surfilati, scollatura, giri, fodere, impuntura di sbordatura non visibile al dritto, 14 pieghe che si rincorrono in senso antiorario sulla gonna… Saranno una trentina di operazioni. Ci volevano 96,5 minuti di lavoro per un abito così. Sa quanto me l’hanno pagato? Al netto dell’Iva, 40 euro. E hanno avuto anche l’impudenza di consegnarmi l’etichetta col prezzo al pubblico da metterci sopra: 890 euro».
    Inaudito.
    «E questa camicia per donna? Servivano 97 minuti. Mi è stata pagata 24 euro. Nelle boutique la trova a 490 euro. Devo continuare?».
    Prego.
    «Questo fax arriva dalla Svizzera. Gruppo Gucci. Mi chiedevano una camicia per 34,54 euro. Sono riuscito a strappare un aumento di 1,50 euro per la difficoltà nell’applicazione dei bottoni. Lei vede che il prezzo totale è di 41,73 euro. In realtà poi mi trattenevano 3,50 per il collaudo e 2,19 euro per il bulk, che sarebbero gli accessori forniti da loro. Non è finita: un appendino di Gucci può costare 3 euro. Me ne mandavano uno scatolone e me lo fatturavano. Avanzavo 20 appendini? Me li facevano pagare lo stesso. Avrei potuto restituirli. Ma le procedure per il reso mi sarebbero costate mezza giornata di lavoro di un’impiegata. Tanto valeva rinunciare».
    E così lavorava in perdita.
    «Esatto. Sempre sperando che le cose si raddrizzassero. Ce l’ho messa tutta, mi creda. Dicevo agli stilisti: ma a questi prezzi non ci sto dentro, venite a controllare di persona, rimanete per un giorno in azienda e insegnatemi voi quali economie di scala posso fare. Mi hanno spremuto fino all’osso. “Tanto”, è stato il commento di uno di loro quando ha saputo che ero spacciato, “per un laboratorio che chiude ne aprono altri cinque”. Sottinteso: stranieri».

    Ma quand’è cominciata la crisi?
    «Nel 1997, per una camicia, Jil Sander mi dava dalle 70.000 alle 80.000 lire, l’anno scorso in media 16-22 euro, cioè dal 55% al 47% in meno. Un terzista ci mette la pura manodopera e per legge va pagato a 30 giorni. Hanno cominciato a saldare a due mesi, a tre mesi. Poi hanno trasferito le produzioni all’estero: Romania, Slovenia, Tunisia, Portogallo. Infine hanno delocalizzato nei seminterrati italiani. Laboratori-lager. Non c’è provincia che ne sia immune. La Riviera del Brenta e la Marca trevigiana ne sono impestate più di Prato. Gli schiavi non vengono pagati a tempo, bensì un tot a capo. Non importa quanto c’impiegano a finirlo: lavorano lì, mangiano lì, vivono lì. Emergono un’ora al giorno, come i sommergibili, e subito tornano sotto, alla luce artificiale. Dormono tre ore per notte. Non conoscono ferie, Natale, Pasqua, Capodanno, Ferragosto. Non smettono mai e si accontentano di un niente».
    I suoi colleghi come si salvano?
    «I più fortunati, quelli che avevano da parte i soldi per i trattamenti di fine rapporto, hanno contenuto i danni, chiudendo subito».
    Perché non ha fatto lo stesso?
    «Perché non potevo pagare le liquidazioni ai lavoratori. La metà delle piccole imprese del Veneto l’hanno bruciato da tempo, questo accantonamento. L’ultimo Tfr, 24.000 euro, sono riuscito a versarlo a una dipendente tre anni fa. Scaglionato in 12 rate».
    Quanto fatturava?
    «Nel 1995 ero arrivato a 3 miliardi di lire, cioè 2 milioni di euro d’oggi. Nel 2007 ero sceso a 684.000 euro, l’anno dopo a 596.000. Nel 2009 il disastro: appena 288.000 euro».
    Perdoni la brutalità, lei avrebbe dovuto dichiarare fallimento parecchi anni fa.
    «Lo so da me. Però chi era? Confucio? a dire che quando un uomo cade dalla rupe si aggrappa ai rovi? Ho venduto la mia villetta a schiera e sono andato a stare in affitto per portare un po’ di soldi nella ditta. Dal 2004 ho smesso di farmi lo stipendio, ho dato fondo a tutti i risparmi. A Natale ho capito che era finita: in dicembre avevo fatturato 18.000 euro e fra stipendi, tredicesime, contributi e Irpef me ne servivano 90.000».

    Continua. QUI

    Marky

    Commenti (0) Clothing, Web&Co.

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