05 gennaio 2010
SURFACE TO AIR - intervista speciale con WAIT!

Intervista di Marco Bianchi da Wait! Magazine n° 27

In Italia in tanti li hanno conosciuti grazie alla loro collaborazione coi Justice. Era il momento, circa un paio di anni fa, in cui il duo francese fece il boom (e scuola) con il suo disco dalla copertina con la croce luminosa. E le loro strepitose giacchette in pelle e i jeans erano proprio di Surface To Air. Oggi Surface To Air propone uno dei fashion-brand uomo e donna più interessanti del panorama internazionale. Ma sopratutto è molto di più di un marchio d’abbigliamento: è un collettivo mutidispilinare che incrocia arte, filmografia, moda e molto altro. La formula magica per realizzare un boom planetario? Può darsi. Abbiamo incontrato la PR-manager Chloe per saperne di più.

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Quando nasce Surface To Air? Surface To Air nasce all’inizio del 2000, quando un gruppo di amici si sono riuniti per lavorare insieme ad un progetto in cui credevano. Da allora il team è cresciuto, ed oggi la nostra attività si estende a molti ambiti creativi. Ma rimaniamo comunque una grande, pazza famiglia.

Perchè il nome Surface to Air? Perchè no? Ma per favore non confondeteci con i missili militari! (condividiamo lo stesso nome…)

Voi amate dire che Suface To Air è un collettivo di atti- vità. In quali differenti ambiti lavorate? Oggi svolgiamo cinque attività con il gruppo Surface To Air, che consistono in Surface To Air Collection (abbigliamento ready-to-wear uomo e donna), Surface To Air39 Agency(consulenza creativa per altri brand come UNIQLO, Lois Vuitton, Sony, Diesel & L’Oreal), Surface To Air Film(video musicali diretti da Jeremie Rozan & Martial Schmeltz come quelli dei Justice, dei Chromeo, A-trak, Midnight Juggernauts, The Streets), Rendez-Vous Tradeshowche è una fiera che si tiene 6 volte l’anno a Parigi e New Yok, e infine LENEWBLACKla prima fiera fashion online che sia mai stata creata e che è ora alla sua seconda edizione.

E’ il settore fashion quello dove state ottenendo il maggior successo? Penso che se non fossimo un collettivo, e ci focalizzassimo esclusivamente sul fashion…il successo sarebbe inferiore. Noi traiamo ispirazione reciproca da tutti i nostri departmentcreativi.

La scorsa stagione Surface To Air era piuttosto rock. Ma ho visto l’utima col- lezione e non mi sento di dire che si tratti di puro rock’ n roll style. Come definireste allora il vostro stile? Surface To Air è sempre stato vestire vestiti che noi stessi avremmo voluto davvero indossare ogni giorno. Ci saranno sempre tendenze e stili che ameremo seguire…Voglio dire parliamo di fashion! Ma vogliamo in ogni caso mantenere l’estetica che rende in nostri vestiti semplici, ben fatti e sempre ‘in’.

Chi sono gli stilisti? Il designer per l’uomo è Aldric Speer. Il capo designer donna è Dorothee Loermann.

Dove producete le vostre linee? In differenti paesi in giro per l’Europa… Mentre il nostro denim è fatto in Giappone.

Quali sono i vostri piani di crescita? Mi avete detto che non avete intenzione di fare pubblicità tradizionale. Solo grandi collaborazioni (come come quella coi Justice e ora quelle coi Kings Of Leon) e il prodotto puro e semplice? Stiamo pianificando in futuro collaborazioni con altri artisti, ma per il momento siamo concentrati sulla nostra ultima collaborazione con i Kings of Leon. Surface To Air non ha mai pensatoi di creare campagne pubblicitarie perchè non abbiamo interesse a competere sullo stesso piano con gli altri enormi luxury-brand.

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L’ultima collaborazione coi King of Leon sembra essere davvero qualco- sa di grosso, figo e direi ‘giusto’. Potete dirci quale sarà la prossima? Magari per la linea donna? Siamo molto orgogliosi della collaborazione coi Kings of Leon. E quella che ne è venuta fuori è una capsule collection’ che rimane classica e pienamente nello spirito di Surface To Air. Amiamo il feeling rock classico che la collezione ha in sé e penso che ognuno potrà trovarci un pezzo perfetto per sé. Per il futuro, sì. Decisamente faremo una collaborazione femminile per il prossimo anno, ma non posso ancora dire chi sarà!

Avete aperto un negozio in Brasile. Avete intenzione di aprire nuovi spazi in giro per il mondo? A marzo apriremo un nuovo store a Copenaghen assieme al negozio Paris Texas. Pensiamo anche che a un certo punto finiremo per aprire un negozio a Los Angeles.

E a proposito del vostro nuovo negozio a Parigi? A gennaio 2010 apriremo un nuovo flagship store, posizionato nel quartiere Marais. Non lontano dalla nostra attuale boutique. Il nuovo spazio ospiterà esibizioni di artisti, designer di vario genere e, chiaramente, le collezioni uomo e donna di Surface To Air.

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AnnaV

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17 dicembre 2009
MALPH PHILOSOPHY

Intervista di Marco Bianchi da Wait! Magazine n° 26

Luca Gregorio, lo stilista che si cela dietro il marchio Malph, è un amico. Quasi un fratello. Lo conobbi, quando ancora ragazzino, volantinava accompagnato da graziose fanciulle in C.so di Porta Tcinese a Milano. Allora, già allora, ci credeva tantissimo, anche quando stampava il suo logo a casa, con la pressa a caldo, su felpe della Fruti Of The Loom… Oggi Luca, ne ha fatta di strada, ed è, con il suo prodotto semplice ma soprendente, efficace e di qualità…uno degli ‘enfant prodige’ dello streetwear italiano. Era ora di intevistarlo.

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M. Quando nasce la storia di Malph e perchè questo nome?

L. Nel 2004 ho vissuto alle Hawaii e facevo una sorta di scuola dove avrei dovuto imparare inglese e surf. Un giorno un’onda di 3m mi frattura una spalla e mi costringe a rimanere a casa immobile e depresso, fino a quando un giorno vedo la puntata di Happy Days con Ralph Malph che, a differenza di Fonzie e di Ricky Cunningam, mi ha colpito di piu’ per il suo modo di fare fuori dagli schemi. Da allora, tornato in italia nell’inesperienza piu’ totale del settore moda, ho cominciato a fare teeshirt e felpe. NB: comunque tu Marco poi testimoniare il mio inizio, no?

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M. Parliamo del brand. ‘Felperia di ricerca lucida, brillante’. Così ti definisci. Cosa vuol dire?

L. La forza di Malph e’ la ricerca e l’applicazione su felpa dei materiali piu’ incredibili come scotch da pacchi, pezzi di divani o pattini da ghiaccio, prato sintetico, sacchi della pattuniera, zanzariere, 1000 bolle antiurto, rete stradali, etc.. L’ispirazione e’ la vita comune, quotidiana: le idee vengono girando per magazzini o supermercati, cantieri, industrie, case di amici, mercatini. Niente di Malph e’ uguale agli altri. Malph e’ la naturale inclinazione in un mondo troppo dritto e standard…per questo anche il logo e’ leggermente storto!

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M. Chi è Luca Gregorio, quanti anni ha, da dove viene e dove vuole andare?

L. Sono un milanese adottato per amore dalla splendida Pavia. Non ho mai studiato grafica o moda, e soprattutto non mi sarei mai immaginato di fare un lavoro del genere. Non posso nascondere la mia eta’: chi conosce bene Malph sa che identifico le collezioni con il numero dei miei anni. Per i 30 anni abbiamo pensato di stamparlo grosso prendendo in giro il filone dei numeri universitari, ma con lo stile dello scotch da pacchi, il cuore pulsante di Malph da qualche stagione.

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M. Anche il tema del riciclo, è oggi un tema molto sentito e importante. Fare business e stile con scarti di produzione è qualcosa di fantastico. Io penso subito alla storia dei fratelli Freitag e delle loro borse riciclate coi teloni del camion. A te come è venuta l’idea?

L. Freitag e Momaboma per me sono avanti un bel po’. L’idea del riciclo nasce sempre da 2 esigenze ben distinte: la prima, in linea con le possibilita’ economiche del brand e’ quella di usare materiali facilmente riconoscibili, reperibili quasi a costo zero e talmente particolari da dare un valore aggiunto al capo stesso; la seconda e’ quella di partecipare, anche se in minima parte, alla causa del riutilizzo e della salvaguardia del pianeta. Qualche anticipazione sulla prossima estate: abbiamo usato il materiale dei gommoni da mare, alcuni magazine erotici anni ‘60 e tanti pezzi di scotch!

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M. Ora una sviolinata. Come fanno i tuoi capi ad avere dei tessuti così morbidi? Io raramente ho toccate felpe di questa qualità. A volte sembra cachemire…

L. Una felpa Malph deve avere buone idee, ottime vestibilita’ e deve essere bella da toccarsi e da farsi toccare!

M. Il logo Malph. E’ onnipresente. Eppure, un cosa che, potrebbe sembrare scontata, banale elemento tipico ma trito e ritrito all’interno dello streetwear è diventato il tuo punto di forza e qualcosa di molto originale. Mi riferisco soprattuto alla continua reinterpreatazione del logo, con materiali particolari…

L. La cosa e’ voluta. Niente faccine, animaletti, cuoricini e quant’altro legati al logo. Giochiamo con la scritta Malph e tutte le sue infinite declinazioni con materiali inusuali per passare il concetto di una felperia sofisticatamente basica.

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M. In quanti punti vendita si trova il prodotto oggi in Italia?

L. 150 punti vendita in italia con una distribuzione molto alta ed esclusiva. Alcuni esempi: Luisa Via Roma a Firenze, Sugar ad Arezzo, Nugnes a Trani, Barberia a Mestre, Jack a Torino, Spinnaker a Genova, Ragnetti ad Ancona, Mister Gal a Bologna e un certo SuperFly a Pavia…

M. Un consiglio a qualche giovane stilista che vuole lanciare il suo marchio?

L. Fallo e non mollare!

M. Quante volte hai pensato di lasciare, e quante volte hai trovato la forza di andare avanti?

L. Sara’ banale ma c’e’ da premettere che questo e’ un settore difficile. Per me mollare vorrebbe dire non solo rinunciare a un lavoro ma anche a un sogno, a un progetto di vita.

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M. Idee ed evoluzione del prodotto ‘Malph’? Vedremo altri prodotti? Parlo di accessori, calzature, camicie ecc..

L. Malph e’ fermo sostenitore del concetto di specializzazione: continuiamo con quello che abbiamo sempre fatto e sappiamo fare meglio, le felpe. L’evoluzione della specie e’ la donna! Con l’inverno 010/011 infatti inseriamo pochi pezzi da donna ragionati, innovativi. Un’idea di felperia da donna differente, poco schematica, per nulla “dipendente” dal concetto maschile che spesso fa da padrone nel settore dello sport&street wear. Nota bene: il piumino e’ una interessante eccezione che conferma la regola…

M. A proposito di piumini… mi è piaciuto tantissimo il tuo nuovo piumino, con maniche staccabili in 2 punti, che si può trasfrmare in gilet smanicato… E mi ha fatto capire che il brand stava diventando importante. Non tutti sono in grando di pensare e produrre un prodotto cos’ complesso. Sia dal punto di vista stilistico che proprio della produzione…

L. Un’ unica semplice idea: un piumino interattivo. Giocando con le zip nel sotto manica e ad altezza della mezza manica puoi avere 3 utilizzi in 1. Piumino intero, smanicato o 1/2 manicato.L’idea assomiglia a quella attuale del colletto della polo Malph portabile in 3 differenti posizioni, ricordi? I colori del piumino sono semplici ma efficaci: blu e nero con zip panna. Per l’inverno prossimo pensiamo a nuovi colorazioni del nylon e a sviluppare in modo rivoluzionario il buon-vecchio concetto della risvoltabilita’.

M. Quante ore della tua giornata occupa Malph?

L. Difficile, quasi impossibile da definire: devo conteggiare anche quando lavoro con la fantasia mentre dormo, mangio o faccio sport?

M. Quante persone lavorano dietro Malph?

L. Come avrai notato parlo di Malph sempre al plurale: pur facendo tutto da solo, sono monitorato da persone a me molto vicine anche a livello personale. Lo sento davvero come un team.

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M. Come gestisci il ‘product placing’?

L. Se posso di persona: adoro entrare nei negozi e respirare l’aria che c’e’ all’interno, conoscere i propetari, i buyer e gli assistenti alle vendita: tutti loro possono darti qualcosa se nasce l’atmosfera giusta. Gran parte delle idee mi vengono nei negozi. Ad oggi Malph copre quasi tutto I’ll territorio nazionale con 8 rappresentanti.

M. Malph si espanderà all’estero?

L. Sto buttando qualche seme in Europa: vediamo che succede.

AnnaV

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10 novembre 2009
THE DARK SIDE OF THE LOOK - intervista esclusiva a ‘NO CANTONESE’

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Con in testa brand come Rick Owens e roba di nicchia tipo Damir Doma, vediamo uno nuovo trend…uno stile che rimane per pochi, ma che ha un suo stuolo di seguaci sempre più ampio.

Sul forum Poprock abbiamo conosciuto Tia, nick name di uno dei più radicali amanti di questi stile, famoso nell’ambiente per il suo blog: http://nocantonese.blogspot.com/

E’ scattata l’intervista perchè davvero abbiamo bisogno di saperne di più.

Tia, come definiresti questo stile? Ha un nome preciso?
Molti lo definisco come Dark, Gothic…diciamo che questi nomignoli vengo assegnati principalmente per l’assenza di colore in ogni capo, solo piccole sfumature di grigio ,tortora, bianco…

Quali sono i brand di riferimento?
Diciamo che il fautori di tutto sono stati i vari Rick Owens, Carol Christian Poell, Maurizio Amadei, Ann Demeulemeester,
Yohji Yamamoto poi sono arrivati Damir Doma, Attachment, Undercover, Label Under Construction, Julius _7, Boris Bidjan Saberi, Obscur, Odyn Vovk,Yohan Serfaty,Goeffrey B.Small, The Viridi-Anne, Lumen et Umbra…
Per quanto riguarda le scarpe e,personalemente è qui il bello (più avanti vi spieghero il perchè) abbiamo Carpe Diem, Augusta, Guidi, Sak, Marsèll…

Mi sembra di capire che i jeans superslim  e skinny hanno rotto il cazzo?
Decisamente!!!!!!!

Ma questi brand non sono eccessivamente over-priced rispetto al prodotto finale?
Guarda ti posso assecondare quando parliamo di prodotti basici come t-shirt, felpe e compagnia bella, ma per quanto riguarda pelletteria,abiti non è così,c’è da sapere che la maggior parte delle giacche in pelle, abiti rispettano ancora la tradizione sartoriale o l’hand made (vedi Carol Christian Poell).
Per non parlare delle scarpe, la filosofia di questo “trend” è quella dell’artigianalità più assoluta, calzature fatte a mano da professionisti del settore come Maurizio Altieri (Carpe Diem), Alessio Zero (layer 0), Conceria Guidi, Augusta…

Quello che acquisti è solo stile e qualità di prodotto o anche un life style?
Personalmente sono sempre stato attirato dai colori scuri, dal gotico…e ho avuto l’occasione di rispecchiarmi in questa tipologia di brand.

Perchè così poco colore?
Black is the new color

Mi segnali il nome di qualche brand che pensi si farà riconoscere presto?
Damir Doma stà facendo un ottimo lavoro, anche se il vero futuro lo vedo nel campo calzaturiero, sono convinto che torneranno alla grande le scarpe artigianali (Carpe Diem, Augusta, Guidi…)

Qual’è il tuo brand preferito in assoluto?
Rick Owens

Parlaci del tuo blog.
Personalmente è nato per gioco,ed è giusto che rimanga così, cercando di far conoscere un filone che personalmente è molto di nicchia, cerca di essere un punto di riferimento per quei pochi addicted.
Parla di tutto ciò che circonda questo trend:dai capi d’abbigliamento, alla presentazione di stilisti “new entry”, negozi online, gioielli.

Quai sono i blog di riferimento per questo stile?
Bornatdusk.com
StyleZeitgeist.com
Nocantonese.blogspot.com
Neverendgallery.com
scoute.org

Quali sono i negozi italiani e internazionali di riferimento?
Italiani:
antonioli(milano)
Daad(milano)
interno5(brescia)
alchimia(verona)
darklands(berlino)
Komakino(canada)
Pollyanna(Uk)
The Archive(NY)

C’è connessione tra questo stile e qualche genere musicale in particolare?
Pensandoci direi di no, non ha niente a che fare con movimenti musicali dark, metal o via dicendo, anzi quest’ultimi si discostano parecchio da tutto ciò che seguo io.

Visto il costo di tutta questi capi, è possibile vestire alla grande in maniera ‘gothic’ se hai il potafogli semi-vuoto?
In effetti la tua osservazione colpisce nel segno,diciamo che l’artigianalità e l’alta qualità al giorno d’oggi viaggiano di pari passo con prezzi alti,quindi direi che pur provandoci alcuni prodotti non sarebbero reperibili.

Quanto è importante, per te, sentirsi esclusivo, con il tuo stile? Voglio dire, se l’anno prossimo tutti iniziassero a vestirsi così… ti darebbe fastidio? Tenderesti a cambiare look per differenziarti?
Lo dico perchè so che all’epoca, hai abbracciato il pantalone skinny (vedi cheap monday & co), e dopo un po’ no lo hai più sopportato. Uno dei motivi è stato, probabilmente,  anche il fatto dell’inflazionamento… che orde di quattordicenni hanno iniziato a usare massivamente questo stile.
Marky, devo essere sincero? Quello che hai detto non accadrà!!!

Hai mai avuto l’impressione che qualcuno ti guardasse in maniera strana e ti giudicasse per il tuo look?
No, ma anche se succedesse la cosa non mi darebbe fastidio…anch’io a volte trovo “divertenti” orde di gente vestita praticamente tutta uguale,ma credo che a loro non importi molto del mio giudizio.

Non rinunci mai al tuo look..lo usi anche sul lavoro oppure in certe occasioni, diciamo più formali devi rinunciarci?
Lo dico , perchè ad esempio, se lavorassi in banca, probabilmente saresti obbligato alla giacca e cravatta d’ordinanza’. Sopporti o sopporteresti queste situazioni?

Sto rispondendo alle tue domande dall’uffico dove lavoro e indosso giacca in pelle Rick, jeans neri e Carpe Diem… quindi direi di no ;)

Marky

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07 novembre 2009
SHEPARD FAIREY (e OBEY) IN COVER VOGUE UOMO di NOVEMBRE

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Sheapard Fairey in copertina sul nuvo numero di Vogue Uomo (novembre 2009). E’ una bella notizia, vedere che certe cose conquistano in Italia anche le copertine… ‘ma quanta strada…quanta fatica…’.

Compratevi il numero. Un’ intervista di Shepard, di 6 pagine, rimane roba abbastanza rara. Io la mia copia, ce l’ho già in mano.

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Marky

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