Abito come mezzo di comunicazione, abito come espressione di individualità. Ecco cosa c’è alla base della moda proposta da Pierre Garroudi, fashion designer nato a Theran e trasferitosi successivamente a Parigi dove ha intrapreso l’attività di…parrucchiere. Una forte vocazione l’ha portato, poi, a lasciare il certo per l’incerto e a tentare la sorte, mettendosi alla prova, nel 1993, con la creazione di un brand che porta il suo nome. Un colore per ogni stagione, una crasi tra moda e arte che si realizza in un haute couture di assoluta controtendenza, che provoca, spingendo alla riflessione.
Quando ha capito che la moda sarebbe stata il suo mestiere?
Quando avevo circa 25 anni. Nella vita occorre trovare qualcosa a cui dedicarsi: pittura, fotografia, arte. Si può scegliere tra tutte le diverse forme d’arte. Inconsciamente, io avevo trovato la mia strada. È possibile testare diversi lavori prima di capire quale sia il tuo. Io mi sono reso conto che la moda sarebbe diventato il mio lavoro. La moda è un mezzo di comunicazione visivo, grazie a cui è possibile esprimere e trasmettere la propria personalità. È possibile influenzare la gente attraverso il pensiero che infondiamo nel nostro lavoro, o mettere in evidenza problemi e questioni economiche e sociali. Ed è questo ciò che mi piace della moda, il potermi esprimere. Una citazione di Sofia Loren dice “Il vestito di una donna deve essere come un recinto di filo spinato: servire il suo scopo, senza ostruire la vista.”. La gente ha molti punti di vista diversi sulla moda. Potrebbe essere usata per nascondere sentimenti di insicurezza, o per attirare l’attenzione, ognuno la usa in modo diverso.
Cos’è, secondo lei, la moda? E’ arte o è soltanto glamour?
La moda è l’espressione delle mie esperienze. L’espressione di me e della mia creatività . Ho scelto la moda perché è la cosa più in sintonia con quello che sono io. Il glamour fa senz’altro parte di ciò che noi intendiamo per moda, ma non è tutto: c’è anche l’arte, la fotografia, la sartoria…ci sono tanti e diversi aspetti. È come una zuppa, che non è fatta solo di glamour o di arte, ma è una combinazione di tutte queste cose.
Ci racconti del passaggio da parrucchiere a fashion designer. I sogni posso realizzarsi?
Il motivo per cui da parrucchiere sono diventato un fashion designer è stato perché mi sentivo abbastanza limitato ad esprimere me stesso. Ho scoperto che non c’era molto spazio per essere veramente creativi con i capelli. I capelli sono molto personali in quanto sono parte del corpo, mentre un abito non lo è. Credo che i sogni possano essere realizzati. Questo è qualcosa che tutti pensano, una speranza per un futuro migliore: bisogna avere un sogno o una fantasia e bisogna cercare di realizzarli. Il modo migliore per raggiungere il mio obiettivo è quello di utilizzare i migliori materiali e le tecniche più ricercate, perchè l’haute couture ha bisogno di questo. Quando morirò non voglio che il mio sogno muoia con me. Voglio che sia ancora in vita, come Chanel: lei è ancora viva, è immortale.
- Qual è lo stilista che predilige e perchè?
Mi piacciono i designer che lavorano in modo creativo e originale, quelli da cui posso trarre ispirazione. Thierry Mugler è uno tra i miei preferiti. Galliano e McQueen, invece, sono quelli a cui mi ispiro maggiormente: qualche volta un po’ azzardati, ma sono entrambi molto bravi. Ammiro molto anche l’approccio di Comme des Garçons e Jean Paul Gaultier.
Cosa significa, per lei, provocazione?
La provocazione e la mia più grande sfida. Un altro sogno è di diventare in un futuro il direttore creativo di una delle casa di moda Haute Couture parigine. E non ho alcun dubbio, sono totalmente sicuro che riuscirò a farlo.
Qual è l’importanza del vestito scultura?
Mi piace realizzare cose che non si vedono solitamente in giro, qualcosa di unico che non fanno gli altri fashion designer. Io voglio spingermi al di là di ogni limite, per espandare l’industria della moda e renderla ancora più grande. Quando qualcuno guarda i miei vestiti si domanda: questa è moda oppure è arte? Bhe, può essere sia l’uno che l’altro. Perché sicuramente va al di là del banale concetto di moda.
Ci racconti della sua ultima collezione.
E’ una storia di regine e principesse, racconta di una famiglia reale, qualcosa di veramente solenne. Per questo motivo ho scelto il viola: un colore che una volta nella storia era vietato alle persone comuni, ma poteva essere utilizzato solo dalla famiglia reale. Un colore che ricorda il vino rosso, l’uva, i fiori, un colore che ha molte valenze. Quello che faccio non è mai pianificato, ma è qualcosa che deve accadere, e io non faccio altro che lasciarmi trascinare. Se si tenta di pianificare, tutto diventa schematico e perde il suo significato più intimo. Per esempio, non ho ancora deciso il colore della prossima collezione, è una decisione che dovrà arrivare da sè senza che io spinga per trovarla, devo solo aspettare. Inconsciamente, tu sai già quale sarà il tuo colore, ma deve essere un sentimento spontaneo. Sono molte le variabili che influenzano la tua decisione e, a volte, si ha solo una scarsa influenza su essa. Ecco perchè penso che non sia nemmeno una mia decisione, ma semplicemente qualcosa che sta succedendo.
ENGLISH VERSION AFTER THE JUMP!
Leggi il resto »